venerdì, Marzo 22

Un tassista a Baku

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L’Azerbaigian è un Paese del Caucaso che spesso trattiamo e analizziamo. Affaccia sul Mar Caspio, tra Russia, Georgia e Armenia, di cui si conosce molto poco. Ne ha scritto Barbara Cassani nel romanzo  “Un tassista a Baku. Le storie di Kamala” (Aracne editore, 172 pagine, 10 euro), che in queste pagine tesse le vicende familiari di Elnur, Layla, Ali e Kamala e le scandisce tra Baku, la capitale del paese nel Caucaso, e Roma. Due capitali tra cui quella dell’Azerbaigian dove si levano architetture avveniristiche come quella di Zaha Hadid. Ma sono le storie di vita il fulcro del racconto  del paese caucasico, storie intrecciate ai costumi, alle abitudini e alla modernità che avanza. Per Leyla il 1991 e il 1993 non sono solo gli anni in cui sono nati i suoi figli, ma rappresentano gli anni dell’indipendenza e del dolore. Elnur, tassista in una Baku ventosa, con edifici moderni alternati a testimonianze di antichità in cambiamento costante, non si accontenta di portare i suoi clienti da un luogo all’altro: tesse rapporti, abbatte barriere. Questa è innanzitutto una storia di legami tra i membri di una famiglia e tra persone che si incontrano per caso, finendo per influenzare le reciproche vite in modo indelebile. Ma è anche la storia del dolore e del vuoto causati da una guerra. Sullo sfondo due città, Baku e Roma, distanti solo fisicamente. In appendice Le storie di Kamala, testimonianze di donne vittime del conflitto del Nagorno-Karabakh tra Armenia e Azerbaigian. “Perché se li condividi ad alta voce, gli incubi fanno meno paura”.

 

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