domenica, Dicembre 15

Quel Gennaio nero

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Esistono date che rappresentano lo specchio di un lutto nazionale per tutta la comunità di un preciso contesto geografico. Il 20 gennaio in Azerbaigian è giornata di lutto nazionale, ricorrenza storica e sociale impressa nelle memorie di un popolo intero, simbolo di tragedia e di eroismo. Nella tarda notte del 19 Gennaio del 1990, senza dichiarare lo stato d’emergenza, per ordine di Mikhail Gorbachev, allora presidente dell’Unione Sovietica, circa 30 mila soldati dell’esercito sovietico invasero la capitale azera: Bakù. Un’operazione militare di vasta scala, mirata a colpire gli abitanti disarmati, progettata dalle forze speciali del Ministero della Difesa, del Ministero dell’Interno e del Comitato della Sicurezza Statale dell’Unione Sovietica. Scopo principale dell’ingresso delle truppe a Baku ed in altre città del paese, era di imporre alla popolazione il silenzio, per mezzo del soffocamento delle manifestazioni pacifiche iniziate come lotta per l’indipendenza e anche contro la politica unilaterale, parziale e prevenuta sul conflitto armato armeno-azerbaigiano del Nagorno Karabakh, condotta dal governo sovietico.
Come risultato dell’operazione contro una popolazione disarmata e pacifica, solo a Baku furono uccise 134 persone e più di 600 vennero ferite, per un totale di 147 morti e 744 feriti. Il destino di molti scomparsi resta oggi ancora ignoto. L’Azerbaigian ricorda i suoi martiri, in questa giornata che, anni fa, ha contribuito a scrivere una nuova pagina nella storia della lotta nazionale per l’indipendenza, accelerando il crollo dell’Unione Sovietica. Obbligo per le nuove generazioni è quello di ricordare e non dimenticare.

Contributo di Domenico Letizia, analista IREPI e  Nərgiz Cəfərova, Università di Baku, pubblicato per il periodico “Poliqlot” dell’ADU, Università di Baku.

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