venerdì, Aprile 26

Il Kosovo che guarda a Occidente nelle parole dell’Ambasciatrice Lama

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L’8 gennaio l’ambasciatrice del Kosovo in Italia Alma Lama ha dato una intervista per Radio Atene, al presidente dell’IREPI Domenico Letizia. Durante essa il discorso è ruotato a 360 gradi sui temi politici del momento che legano Pristina all’attualità internazionale, a partire dal difficile rapporto con la vicina Serbia e alla speranza che l’attaccamento geopolitico e valoriale con l’Occidente possa alleviare questa problematicità. Lo Stato del Kosovo, situato nei Balcani Occidentali, è il più giovane d’Europa. Nacque sulle ceneri dell’ultima sanguinosa guerra dell’ex-Jugoslavia, combattuta vent’anni fa nel suo territorio tra il nazionalismo serbo e quello albanese. I kosovari sono figli dell’etnia albanese, sparpagliata tra diversi stati dei Balcani Occidentali. Ottennero l’indipendenza dopo aver fatto parte per 86 anni al territorio politico della Serbia, sentita come potenza coloniale. Nel 1998-1999 si rivoltarono militarmente contro Belgrado (allora nella mani di Milosevic) e guadagnarono alla loro causa Washington, unica superpotenza mondiale dell’epoca. Il genocidio perpetrato da Milosevic convinse nella primavera del 1999 la NATO a bombardare i serbi per obbligarli a ritirare le truppe dal Kosovo. Una volta ottenuto quest’obiettivo, un protettorato dell’ONU salvaguardato militarmente dalla NATO slegò di fatto politicamente Pristina da Belgrado. Nel febbraio 2008 il Kosovo proclamò l’indipendenza, riconosciuta da USA e maggior parte dei paesi UE (tra cui l’Italia) ma non da pesi massimi mondiali come Russia (eterna alleata politica di Belgrado) e Cina. Questo costringe la giovane democrazia a vivere in un limbo del diritto internazionale: il paese è prone ai capricci di Belgrado nella ricerca di un posto all’ONU. La Serbia post-Milosevic, in effetti, si rifiuta anch’essa a riconoscerne l’indipendenza, fatto che ha scatenato recentemente una guerra commerciale tra i due vicini. L’intervista all’ambasciatrice parte da un fatto risalente al dicembre 2018: l’istituzione dell’esercito kosovaro. Lama rivendica il diritto kosovaro ad avere una forza nazionale di protezione. La sua istituzione non ha “ fatto niente contro il Piano Ahtisaari” – sono le sue parole. Continua: “Lo Stato del Kosovo è sovrano e indipendente, riconosciuto da più della metà degli stati che fanno parte delle Nazioni Unite”. Le minoranza del Kosovo, che hanno una rappresentanza parlamentare, non hanno aderito a quest’iniziativa. L’ambasciatrice sottolinea che l’iniziativa non è rivolta contro nessuna etnia o paese vicino e che la NATO ha assistito alla nascita dell’esercito kosovaro. “La Serbia e la Russia negano la realtà del Kosovo indipendente ed esercitano propaganda contro. Sono due potenze interessate a mantenere il conflitto nella regione” – continua il suo ragionamento con un affondo. – “La forza NATO della KFOR continuerà ad essere presente nel Kosovo e a coordinare la vita del nuovo esercito”. Il Kosovo vede l’UE come l’unica speranza per uscire da questa morsa di problemi con la vicina Serbia, già negoziante l’adesione con Bruxelles. L’adesione nell’UE aumenterà la stabilità della regione. Bruxelles è modello di democrazia e libertà per questo giovane popolo kosovaro, marcato dall’identità europea e in attesa di unirsi alla famiglia politica dell’Europa. Con onestà intellettuale Lama riconosce che la democrazia kosovara è “transizionale” (quindi non perfetta) e la sua (lenta) diffusione a legata alle difficoltà economiche del Kosovo. Il paese, in effetti, conosce alte punte della disoccupazione: quella generale è intorno al 30% e quella giovanile al 55%! La necessità delle riforme tocca quindi il campo economico e la giustizia. Le energie che servirebbero a riformare Pristina sono, purtroppo, in gran parte spese nel conflitto politico – diplomatico con Belgrado. C’è un punto di insofferenza nell’approccio kosovaro con l’UE: la mancata liberalizzazione dei visti. Si attende come un segno di avvicinamento da Bruxelles. “Abbiamo compiuto tutti i criteri, che sono due volte di più degli altri paesi” – dice l’ambasciatrice, sorridendo. I vicini Serbia e Montenegro vedono i loro cittadini viaggiare liberamente per l’Europa da 10 anni e l’Albania da quasi 9. “Speriamo che questa situazione cambierà” – conclude Lama parlando di rapporti Pristina – Bruxelles. Bisogna sottolineare che Bruxelles è comunque impegnata a mediare tra Kosovo e Serbia da diversi anni (da ricordare un accordo del 2013 sulla sostanziale autonomia del Kosovo Settentrionale, dove vivono la maggior parte dei serbi del paese), ma vede male l’approccio di Pristina nello scatenare la guerra commerciale contro Belgrado. Sono buoni i rapporti tra l’Italia e il Kosovo. Roma riconobbe l’indipendenza del 2018 appena si proclamò. E’ un contributore alla sicurezza militare (il contingente italiano della KFOR conta oltre 500 militari inquadrati in diverse unità multinazionali tutte a guida italiana) e politico-internazionale del Kosovo (insieme a USA, Germania, Francia e Gran Bretagna l’Italia fa parte del gruppo Quint). Si spera in una maggiore cooperazione sugli scambi economici e culturali. Molto più intenso il rapporto di collaborazione con la vicina Albania, per i legami di sangue e di vicinanza. Tirana è il miglior alleato balcanico di politica estera, grande partner commerciale e istituzionale. Hanno già avuto luogo diverse riunioni congiunte tra i due governi. Sull’immigrazione l’ambasciatrice del Kosovo pensa che i paesi sviluppati devono collaborare per aiutare i paesi in difficoltà. Ad alleviare le loro insofferenze servirebbe l’accensione di un motore di sviluppo economico (legato al motore congiunto della necessità di tradizione democratica) e lo spegnimento dello stato di guerra in paesi come la Siria. Stoccata alla Russia, intervenuta apertamente in Siria tre anni fa a sostegno di Assad. “Il populismo è conseguenza di questi sviluppi. Il mondo globalizzato non può essere isolato” – dice. Rimarca la necessità che l’UE aiuti in questa tematica.

 Gjergji Kajana

*Pubblicista albanese laureato alla “Sapienza” in Scienze Politiche e Relazioni Internazionali

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