venerdì, luglio 20

Un ricordo di Michele I di Romania

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Michele I di Romania, nato da Michele di Hohenzollern-Sigmaringen, ha lasciato questa vita , assistito e confortato dalla fede, era il penultimo Capo di Stato vivente della seconda guerra mondiale. Marito della Principessa Anna di Borbone di Parma, sorella del Principe Michele, consorte di S.A.R. la Principessa Reale Maria Pia di Savoia. Re Michele era nipote , per via materna , di Irene di Grecia, moglie quest’ultima di Aimone di Savoia Aosta Al momento di salire per la prima volta al trono,  non aveva ancora sei anni e fu di fatto prevista per lui la reggenza. Nuovamente principe ereditario fino al 1940 , quando venne proclamato Re di Romania, guidò la Romania negli turbolenti della seconda guerra mondiale. Nel 1944, comprendendo che la situazione politica internazionale ed interna doveva cambiare , per il bene della Nazione romena , rovescio il regime del Maresciallo Antonescu, dopo la resa alle forze armate sovietiche de settembre 1944. Nel Marzo del 1945 fu costretto, anche per pressioni esercitate dall’Armata Rossa, di nominare un governo dominato dal Partito Comunista Romeno. Iniziava in questo modo una pagina amara per la monarchia e per la Nazione romena. Dall’Agosto del 1945 fino al Gennaio del 1946 , Re Michele, cercò di sfruttare le poche prerogative che gli rimanevano per evitare l’instaurarsi di un regime comunista in Romania , si oppose a tutti i decreti del Governo . Il 30 Dicembre 1947 per evitare la rappresaglia contro i sostenitori della Monarchia minacciata dalle nuove autorità , Re Michele lascia la Romania, non prima di essere sottoposto ad un umiliante perquisizione personale. Inizia la vita civile di questo testimone del “secolo breve” , una vita condotta con discrezione lontana da eccessi mondani. Una vita nella quale ha sempre avuto a cuore il popolo romeno che, dopo gli accordi di Yalta, era finito sotto l’egemonia sovietica. La fede e la certezza della liberazione della Romania, gli permetteranno di vedere la fine del regime che lo aveva cacciato e nel 1989 potrà ritornare in Patria accompagnando la Nazione, dall’alto del suo prestigio morale, negli anni della ricostruzione post comunista, nell’adesione alla Nato ed infine alla adesione all’UE. Re Michele I lascia il suo popolo alla vigilia dell’anno del centenario dell’unione, alla vigilia di quella unità che la monarchia romena era riuscita a costruire. Una monarchia che tra il 1866 e il 1940 era riuscita a far crescere moralmente ed economicamente questa nazione danubiana. Ecco, credo che la più grande eredità spirituale di questo Sovrano sia proprio questa , amare la propria Nazione e credere nelle grandi potenzialità del popolo romeno. A queste considerazioni storiche voglio legare un ricordo personale. Nel 2011 quando diedi alle stampe la raccolta dei miei saggi storici sui rapporti tra Italia e Romania , decisi di farne pervenire copia a Sua Maestà. Dopo poche settimane dalla segreteria della Casa Reale mi giunse una lettera nella quale si esprimeva l’apprezzamento per il lavoro compiuto, si legge infatti in quella lettera che “Sua Maestà,  ha apprezzato la completezza dell’opera che rende omaggio e onore al valore del popolo italiano e romeno, soprattutto in quest’anno che si celebra il 150° anniversario dell’unità nazionale italiana” . Un piccolo aneddoto che mi rende ancora più cara la figura di questo Sovrano.

Articolo di Marco Baratto, responsabile per il Nord Italia dell’Asociatia Nationala Cultul Eroilor e Presidente d’onore dell’Associazione italo romena di Cremona “Orizzonti Latini”.

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