martedì, dicembre 11

Un primo passo positivo della Malesia verso l’abolizione della pena di morte

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La Federazione Italiana Diritti Umani (FIDU) saluta con favore l’importante primo passo compiuto dalla Malesia verso l’abolizione della pena di morte: il 30 novembre infatti la Camera bassa del Parlamento malesiano ha votato un disegno di legge che cancella la pena di morte obbligatoria per i reati legati al traffico di droga. In forza della “Legge sulle droghe pericolose” entrata in vigore nel 1952, che prevedeva l’obbligatorietà della pena di morte in caso di possesso e spaccio, la maggioranza delle esecuzioni (che avvengono per impiccagione) nel Paese è avvenuta finora per tali reati. L’intenzione di eliminare l’obbligatorietà della pena capitale per i narcotrafficanti, lasciando ai giudici la scelta della condanna, era stata anticipata lo scorso agosto dal ministro Datuk Azalina Othman Said, in risposta ad un’interrogazione parlamentare. “Questa notizia positiva” – ha dichiarato Eleonora Mongelli, vicepresidente della FIDU – “conferma l’utilità delle campagne internazionali intraprese dalle ONG specializzate su questo tema e dalla World Coalition Against the Death Penalty e non deve farci dimenticare la necessità di proseguire il dialogo con la Malesia per giungere, anche attraverso il passaggio della moratoria, all’effettiva abolizione della pena di morte. La Malesia infatti continua ad applicare la pena di morte obbligatoria per altri reati, tra cui omicidio ed atti di terrorismo; ma proprio le statistiche della Polizia Reale malese mostrano la completa inefficacia delle esecuzioni come deterrente, tanto che negli ultimi anni si è registrato un numero sempre crescente di casi legati al traffico di droga, soprattutto tra giovani studenti”.

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