venerdì, febbraio 23

Shanghai Cooperation Organization (SCO)

L’Organizzazione di Shanghai per la Cooperazione (SCO) è attiva da anni in Asia centrale, e la sua rilevanza, specie dal punto di vista geopolitico, è in continua crescita. Nata come meccanismo per favorire la risoluzione di dispute territoriali tra i paesi aderenti l’Organizzazione è andata progressivamente istituzionalizzandosi, intensificando la cooperazione tra i suoi membri tanto su questioni di sicurezza quanto in ambiti come quello economico, energetico e culturale. Il piano militare e di sicurezza è quello più rilevante, all’insegna della comune volontà di contrastare tre fenomeni identificati come le principali minacce alla sicurezza regionale: il terrorismo, l’estremismo e il separatismo.Il riferimento esplicito e l’enfasi posta su questi tre elementi (sanciti dal primo atto ufficiale dell’Organizzazione, la ‘Shanghai Convention on CombatingTerrorism, Separatism and Extremism’) rende peculiare nel suo genere la Sco e sottolinea come la prima preoccupazione dei membri – soprattutto di Cina e Russia – sia quella di conservare lo status quo territoriale in una regione dove non mancano irredentismi, contrasti etnici, spinte secessioniste e ingerenze esterne. La Sco nasce nel giugno del 2001, quando al cosiddetto Gruppo dei cinque (o Shanghai Five), già attivo dalla metà degli anni Novanta sul tema della cooperazione nella gestione dei confini, si aggiunse anche l’Uzbekistan e il Gruppo decise di istituzionalizzarsi in organizzazione. La Carta è stata poi approvata nel giugno 2002. Secondo alcuni la Sco sarebbe nata con l’intento di contenere e bilanciare la presenza statunitense nell’area centroasiatica: un’interpretazione che si è rafforzata da quando, nel 2005, da un summit della Sco è emersa la richiesta a Washington di calendarizzare il ritiro delle proprie installazioni e dei propri soldati presenti in Asia centrale. Sulla capacità reale della Sco di essere un contrappeso alle ingerenze esterne nella regione conta in maniera determinante lo stato di salute delle relazioni bilaterali tra Russia e Cina, nonché il livello generale di coesione tra tutti i paesi aderenti che spesso contrastano sulle modalità di attuazione della propria agenda di politica estera. Un dato, quest’ultimo, emerso nel rifiuto cinese e degli altri membri centroasiatici di fornire un sostegno politico incondizionato alla Russia in occasione del conflitto contro la Georgia del 2008.L’inaugurazione dell’Expo 2017 in Kazakhstan ha posto la capitale kazaka al centro della politica internazionale della regione per i successivi lavori del Consiglio dei Capi di Stato della Shanghai Cooperation Organization. Le più alte cariche degli Stati membri dell’organizzazione si sono riunite per definire le linee guida delle politiche di cooperazione e sicurezza regionali, per i prossimi dodici mesi. In occasione di tali lavori è stato dato l’assenso all’estensione dello status di membri ufficiali a India e Pakistan. L’evento ha destato enorme interesse nel subcontinente, specie per il brevissimo incontro tra i primi ministri di India e Pakistan che da ben 18 mesi non si trovavano faccia a faccia. Mentre i due paesi vivono attualmente pessime relazioni per una serie di questioni annose, Kashmir e terrorismo, e nuove, il caso Kulbhushan, secondo quanto riporta la stampa indiana, in tale occasione, Modi avrebbe stretto la mano di Sharif chiedendogli come stesse di salute, a seguito dell’operazione cardiaca del primo ministro pachistano avutasi l’anno scorso. L’adesione di India e Pakistan alla Sco porta all’interno dell’organizzazione due membri di fatto “avversari”, impegnati in scontri a fuoco a bassa intensità lungo il confine del Kashmir e praticamente su fronti opposti in ogni tavolo internazionale. Controversie che rischiano di complicare lo status del gruppo, oramai inteso come un sostituto dei “Brics”. Quella che è in corso la possiamo definire come una vera “ristrutturazione” della Shanghai Cooperation Organization.