mercoledì, ottobre 17

Mediterraneo e Medioriente: Argomenti di studio e perfezionamento

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Anche quest’anno si svolge, presso la Lumsa Università il Corso di perfezionamento dal titolo “Il Mediterraneo e il Medio Oriente oggi: problemi e prospettive”, ideato e diretto da Franz Martinelli e Gianpaolo Malgeri, che vede tra i docenti ambasciatori, personalità della diplomazia e delle organizzazioni non governative, analisti di Think tank, professori universitari ed esperti di diritti umani. La nascita dei Paesi arabi, l’attualità del Mediterraneo, la geopolitica dei conflitti del Caucaso e del mondo arabo, fondamenti e sviluppo dell’Islam nell’area mediterranea, il cristianesimo e l’islamismo nel Medio Oriente e in Africa settentrionale e tantissimi altri argomenti saranno al centro delle lezioni. Nel tentativo di comprendere l’importanza di tale corso per tutti coloro che vorranno operare nell’area del Mediterraneo intervistiamo il condirettore e coordinatore del corso Franz Martinelli.

Come nasce l’idea di un corso di tale portata accademica dedicato al Mediterraneo e al Medioriente?

Le trasformazioni che attraversano oggi quest’ampio spazio geo-politico e geo-economico richiedono una formazione nuova e interdisciplinare. L’idea è nata dalla considerazione che l’area del Mediterraneo appare sempre più decisiva per l’interesse nazionale e le trasformazioni che attraversano oggi quest’ampio spazio geo-politico e geo-economico richiedono una formazione nuova e interdisciplinare. Ed è per questo che è stato fatto un accordo tra “Gi & Me Association” e Lumsa per lanciare un corso di perfezionamento dal titolo “Mediterraneo e Medio Oriente oggi: problemi e prospettive”, che è ora alla sua seconda edizione.

Relatore di una delle prime lezioni, Gianfranco Varvesi, già ambasciatore a Vienna presso l’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa, che, tra le varie prospettive, ha trattato anche della comunicazione contemporanea in rapporto ai fenomeni terroristici. Social media, nuovi strumenti di comunicazioni e video caricati in rete risultano potenti strumenti per la propaganda del terrorismo. Quali elementi risultano essenziali per la conoscenza del fenomeno agli analisti interessati?

Il terrorismo è un atto violento contro un obiettivo indiscriminato per scandalizzare e suscitare reazione nell’opinione pubblica affinché quest’ultima condizioni le decisioni di un centro decisionale (generalmente un governo). Elementi essenziali sono quindi l’effetto shock e i mezzi di informazione che diano la notizia nei termini più allarmisti possibili, e un sistema democratico, in base al quale l’autorità sia sensibile alle reazioni emotive dei cittadini. Il terrorismo della seconda metà del XX secolo ha seguito questo schema, anche se non sempre i governi hanno ceduto alle pretese terroristiche. A volte le hanno decisamente contestate: è questo il caso del terrorismo nord irlandese che è stato, prima apertamente e militarmente combattuto da Londra, e poi ostentatamente ignorato dal governo della Signora Thatcher, rimasta insensibile al “ricatto” morale di cinque terroristi che hanno fatto lo sciopero della fame, fino alla morte. Spesso i governi hanno assunto ufficialmente posizioni di fermezza, ma hanno poi cercato soluzioni pragmatiche. A conferma dell’importanza del ruolo della stampa occorre ricordare il contrasto al terrorismo ceceno. Per combatterlo, Mosca ha fatto ricorso, da un lato, ad una decisa azione militare, e, dall’altro alla censura che ha fornito poche notizie, presentandole in linea con le posizioni governative. Il terrorismo del XXI secolo si annuncia meno sanguinoso, ma ancor più potente. Bombe, dirottamenti e attacchi suicidi sembrano superati dalla guerra cibernetica. Questo terrorismo è difficilissimo da prevenire, da individuare e perfino da punire, essendo localizzato nella rete, cioè in una nuova dimensione globale. I suoi “esperti” si stanno impegnando sempre più nella ricerca di nuovi strumenti. E, paradossalmente, va osservato che più la società si sviluppa, si aggiorna e progredisce tecnologicamente, e più diventa vulnerabile proprio agli attacchi cibernetici. Occorre uno sforzo di cooperazione internazionale per combattere questa forma di terrorismo: i primi passi nella giusta direzione sono stati avviati con la Convenzione di Budapest del 2001. Ma va detto che in tutti gli organismi internazionali che hanno come obiettivo la tutela della pace e della sicurezza il tema è sviluppato con notevole impegno. Per restare alla sfera in cui l’Italia fornisce un contributo molto costruttivo ricordo in particolare la Nato, il Consiglio d’Europa e l’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa.

I rapporti tra Turchia e Nato, Turchia e Russia, Russia e Iran risultano argomenti di estrema importanza per comprendere la realtà contemporanea tra Mediterraneo e Medioriente. Quali sono gli elementi attuali da non sottovalutare?

Tra gli elementi da non sottovalutare vi sono sicuramente: l’evoluzione politica interna alla Turchia nell’ultimo decennio, che crea divergenze e frizioni con gli alleati occidentali, sia nordamericani che europei; frizioni acuite dallo stallo dei negoziati di adesione di Ankara all’Ue; la membership Nato della Turchia non è in discussione, ma i rapporti all’interno dell’Alleanza sono tesi ed in fase di peggioramento da diversi anni; l’andamento altalenante dei rapporti tra Turchia e Russia: l’abbattimento da parte turca del velivolo da combattimento russo nel 2016 per violazione dello spazio aereo nazionale ha portato ad un crescendo di tensioni, seguito poi da un importante riavvicinamento che ha portato ad un dialogo continuo sulla crisi siriana, nonché al possibile acquisto da parte turca di sistemi antimissilistici di produzione russa; la diversa forza di Russia e Iran nei confronti del Medio Oriente ed Asia Centrale. Non si tratta qui di uno scontro come quello in corso tra amministrazione americana ed Iran, ma di una diversa traiettoria delle due potenze regionali: mentre la Russia è in declino demograficamente ed economicamente l’Iran è in ascesa su entrambi i parametri (e può contare sulla leva religiosa sciita), e questo cambia i rapporti di forza rispetto agli stati della regione che sono parte del “vicinato” di entrambi; l’effetto entropico generato da un disimpegno statunitense dall’architettura di sicurezza regionale, incluso l’accordo sul nucleare iraniano, associato ad una scelta di campo molto netta a favore degli alleati israeliani e sunniti in contrapposizione all’asse sciita, che rende più fluidi e meno prevedibili i rapporti Turchia-Nato, Turchia-Russia e Russia-Iran.

“Il Mediterraneo e il Medio Oriente oggi: problemi e prospettive”. Perché tali analisi risultano essenziali per l’attualità e a quali figure specifiche è rivolto il corso della Lumsa?

L’obiettivo del corso è quello di formare esperti nelle relazioni economiche, giuridiche, politiche e culturali tra i Paesi del Mediterraneo e del Medio Oriente e ciò in quanto l’area del Mediterraneo continua ad essere sempre più decisiva per l’interesse nazionale, dal punto di vista dello sviluppo economico, della sicurezza, dell’approvvigionamento energetico e del controllo dei flussi migratori. Una formazione nuova e interdisciplinare deve fornire gli strumenti storico-culturali di base e le competenze tecniche necessarie per corrispondere alle esigenze di un mercato, di una forma di civiltà, di un sistema di relazioni internazionali in rapido cambiamento. Il corso è rivolto a laureati di primo o di secondo livello e anche non, senza limiti d’età, sia italiani che stranieri. Il corso si terrà nei mesi di luglio e settembre, presso la sede di Roma della Lumsa Università e consisterà in 60 ore di lezione che saranno tenute da docenti universitari, esperti e professionisti operanti presso organizzazioni nazionali ed internazionali e manager del mondo delle istituzioni e della cooperazione internazionale.

Intervista di Domenico Letizia, presidente dell’Istituto di Ricerca di Economia e Politica Internazionale, a Franz Martinelli pubblicata per il quotidiano “L’Opinione delle Libertà“.

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