lunedì, settembre 24

L’interpretazione del diritto interno quale strumento per contrastare il crimine organizzato

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A fronte di un panorama socio-economico complesso che ha agevolato il diffondersi della criminalità organizzata, urge recuperare un’ottica che valorizzi gli strumenti già predisposti dall’ordinamento. Il ricorso all’impresa da parte delle consorterie criminali  rispecchia d’altronde le dinamiche da sempre tese all’utilizzo della persona giuridica. Esso è strumentale alla persona fisica per raggiungere al meglio le finalità che singolarmente potrebbe realizzare con minore efficacia.  Sotto tal profilo l’ordinamento europeo ha d’altronde offerto un importante input ermeneutico sollecitando l’interprete a guardare alla persona giuridica nella sua essenza al di là della forma. Concepire pertanto l’impresa come un nucleo complesso, connotato da un interesse e da un patrimonio, costituisce una risorsa fondamentale per comprendere ed intercettare le dinamiche attraverso cui l’impresa vive ed agisce nella società. Ampliare l’angolo di visuale, comprendere che il substrato socio-economico in cui il giurista opera è profondamente mutato, poiché è connotato da un’evanescenza delle relazioni anche grazie al contributo della tecnologia, non coglie tuttavia sprovvisto l’ordinamento interno, le cui categorie giuridiche, con particolare riguardo all’ordinamento penale  e al telaio dei principi costituzionali, risultano idonee a cogliere  e a disciplinare i fenomeni criminali che si prospettano all’orizzonte. Pertanto, posto che l’armonizzazione delle legislazioni dei diversi Stati è un passo fondamentale per contrastare il crimine organizzato, una fondamentale risorsa per raggiungere tale obiettivo risiede senza dubbio nell’interpretazione delle disposizioni di diritto interno alla luce dei valori costituzionali e dei principi dell’ordinamento sovranazionale.

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