martedì, aprile 24

L’export del Made in Italy in Russia

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In Italia quando si parla di export ci si riferisce comunemente all’export di beni materiali, tralasciando un’importante componente della nostra bilancia commerciale, ovvero l’export di servizi. In particolare servizi finanziari, legali, trasporto, informatici, digitali, ma anche una cena al ristorante o una visita in ospedale. L’economia dei paesi industrializzati si sta sempre più dematerializzando, dunque per l’Italia sembra indispensabile colmare il più velocemente possibile questo gap. Andiamo ad analizzare alcuni dati recenti per capire come può interessare ad un imprenditore esportare servizi made in Italy in Russia. Quest’anno la SACE, offre una visione ottimista dei trend economici mondiali, attraverso l’Export Unchained, il Rapporto Export 2017. Il report descrive di una ripresa dell’export italiano e del commercio internazionale (+3,5% in termini di volume) e prevede una crescita dell’export italiano di beni a fine anno del 3,8% (in valore). L’export di servizi crescerà in media del 4,3% l’anno tra il 2017 e il 2020, con le esportazioni di beni che vedranno un incremento del 4% medio annuo. Si rammenta che i servizi rappresentano il 18% del totale delle esportazioni italiane, a fronte di una media mondiale del 23%. Pur costituendo solo un quinto degli scambi totali, i servizi contribuiscono per oltre il 70% al PIL mondiale. Inoltre, secondo la SACE, la Russia rappresenta una delle destinazioni imprescindibili e un bacino di riferimento a cui attingere con tutte le risorse a disposizione.  Tuttavia, occorre ricordare le non facili relazioni internazionali della Russia, infatti nel corso del 2016, la politica estera è stata dominata dalla crisi in Ucraina e dalle iniziative politico-militari assunte da Mosca nel conflitto siriano. Infatti, alla decisione del Consiglio europeo, che il 22 giugno scorso ha prolungato nuovamente di sei mesi le restrizioni imposte alla Russia, Mosca ha risposto rinnovando a sua volta le proprie contro-sanzioni fino al 31 dicembre del 2018. Per ovviare al problema delle importazioni, la Federazione Russa ha dato vita ad un programma di sostituzione delle stesse, al fine di sviluppare e ammodernare l’industria nazionale in numerosi settori, in particolare quella agroalimentare, meccanica e manifatturiera. Il programma prevede importanti risorse finanziarie attraverso prestiti agevolati alle imprese di diritto russo – anche controllate da soggetti esteri – che decidono di aprire stabilimenti produttivi nei settori menzionati. Gli imprenditori italiani potrebbero partecipare al processo di diversificazione dell’economia russa e allo sviluppo di un’industria leggera moderna e di un eventuale trasferimento di tecnologia e know-how attuabile con la conclusione di accordi di cooperazione industriale e la creazione di società miste. Naturalmente il trasferimento del know how potrebbe avere un valore intrinseco traducibile nell’export di servizi. Non meno importante, tra i benefici previsti dalla Federazione Russa, per le società straniere che intendono delocalizzare, si annovera anche la tassazione azzerata se l’investimento produttivo è realizzato per non più di dieci anni in una delle c.d. zone speciali (ZES).

Articolo dell’analista Aurica Danalachi 

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