lunedì, agosto 20

Il nuovo leader dello Zimbabwe annuncia che la nazione africana si ricongiungerà al Commonwealth

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Articolo dell’analista IREPI Sergio Passariello 
Il paese africano è in procinto di ricongiungersi al Commonwealth, lo ha dichiarato il nuovo presidente Mnangagwa,  confermando che non ci sono più impedimenti per lo Zimbabwe per rientrare nel club delle ex colonie britanniche. In un’intervista a margine del World Economic Forum di Davos, in Svizzera, il presidente Mnangagwa ha dichiarato che le incomprensioni sul programma di riforma agraria hanno visto, in passato, lo Zimbabwe separarsi dal Commonwealth, ma ora quegli impedimenti non esistono più in quanto l’esercizio di espropriazione della terra è stato superato. Alla domanda precisa dei giornalisti, se lo Zimbabwe stava per ricongiungersi al Commonwealth, il presidente Mnangagwa ha risposto: “Una delle cose più importanti, che l’inviato del primo ministro Theresa May, mi ha chiesto, quando è venuto a trovarmi dopo un’ora dalla mia elezione, è stata la richiesta del Primo Ministro di sapere se lo Zimbabwe si sarebbe riunito al Commonwealth”. Il paese lasciò il Commonwealth nel 2003, in disaccordo con la decisione del club di sospendere indefinitamente lo Zimbabwe al vertice di Abuja. Lo Zimbabwe era stato sospeso dal Commonwealth nel 2002 a seguito di un’elezione contestata dalla comunità internazionale. Da quando è succeduto al Presidente Mugabe nel novembre 2017, dopo che il leader veterano si è dimesso, a seguito dell’operazione Restore Legacy delle forze di difesa dello Zimbabwe che ha liberato l’ex presidente dai criminali che stavano abusando di lui e della nazione, il presidente Mnangagwa ha lavorato instancabilmente per riportare il paese all’interno dello scacchiere della comunità delle nazioni, dopo anni di crisi. Anche il presidente Mnangagwa sta lavorando duramente per aprire la porta agli affari, affinchè gli investitori ritornino in Zimbabwe, in particolare per investire nell’industria mineraria, che va dai diamanti, all’oro, al rame, allo stagno, al litio, al minerale di ferro ed al platino. Intanto la Gran Bretagna ha donato allo Zimbabwe 7 milioni di dollari per contribuire a rafforzare i processi elettorali, poiché il paese africano si sta apprestando a svolgere le elezioni di metà anno. Con il nuovo corso, il presidente  Mnangagwa ha chiaramente esortato gli agricoltori esiliati bianchi di ritornare nello Zimbabwe. Il governo offre, ora, contratti di affitto di 99 anni agli agricoltori bianchi, un accordo precedentemente riservato solo ai cittadini dello Zimbabwe nero. I funzionari governativi ammettono che la campagna di invasioni agricole iniziata nel 2000 è stata un errore. Migliaia di contadini bianchi furono costretti a lasciare la propria terra durante le invasioni. Nel post Brexit, la Gran Bretagna intende consolidare la rete commerciale del Commonwealth e concretizzare il piano Empire 2.0. I sostenitori di Empire 2.0 confermano che il mondo è cambiato poiché ora sono le economie emergenti che stanno prosperando. La ricerca del Fondo Monetario Internazionale nel suo ultimo World Economic Outlook  lo svela. Mentre negli anni ’90 più del 60% della crescita mondiale proveniva dai paesi avanzati, oggi circa il 70% deriva dalle economie emergenti, il doppio della loro quota di due decenni fa. Queste cifre sono basate sui tassi di cambio di mercato; se si utilizzano le parità di potere d’acquisto che escludono le differenze di prezzo, l’attuale quota dei mercati emergenti nella crescita globale è ora ancora più elevata, all’80%.
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