domenica, maggio 27

Le riforme giuridiche in Albania e le prospettive per le imprese

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In Albania è in atto una totale revisione del sistema giustizia per incentivare il clima imprenditoriale degli investitori esteri e proseguire con i capitoli giudiziari per l’adesione alla casa europea. Gli investitori stranieri hanno chiesto con forza maggiori garanzie ed in particolare un sistema giudiziario funzionale per rafforzare le attività in Albania. A parere degli investitori stranieri la realizzazione della riforma giudiziaria inciderà in grande misura sulle condizioni economiche nei prossimi anni ed avrà un considerevole peso sulle attuali decisioni legate agli investimenti. Il primo obiettivo è quello di sradicare una corruzione che fino a qualche anno fa appariva come endemica e che ancora oggi rappresenta un forte ostacolo agli investimenti esteri. Anche la ministra per l’imprenditoria, Sonila Qato nel suo incontro con gli imprenditori iscritti a Confindustria Albania, ha ricevuto dal presidente Sergio Fontana un memorandum delle riforme, fiscali, giuridiche e doganali, proposte per agevolare gli investimenti nel Paese delle aquile. C’è da dire che la corruzione è un forte ostacolo anche e forse, soprattutto, per le imprese locali, che a volte non riescono a “competere” con le “possibilità economiche” di quelle estere, nell’aggiudicazione degli appalti. In un Paese in cui giudici e procuratori a inizio carriera percepiscono uno stipendio di 580 euro al mese, le bustarelle tendono spesso a rappresentare una tentazione a cui molti non resistono.

Nella foto, tra gli altri, Roberto Laera e Domenico Letizia

Anche l’Italia sta dando il suo contributo per una sana riforma giuridica nel Paese delle aquile. Recentemente, il ministro della Giustizia, Andrea Orlando, ha siglato con l’omologa albanese Etilda Gjonaj, un memorandum che prevede “una cornice da sviluppare nei prossimi anni intensificando il processo di cooperazione e la crescita comune rispetto a sfide comuni”. Tali accordi prevedono attività di assistenza, formazione e sostegno in materia penitenziaria, civile, penale, anticorruzione, contrasto alla criminalità e al terrorismo, un deciso sostegno all’attuazione della riforma giudiziaria avviata dall’Albania, che rappresenta la principale condizione per l’avvio dei negoziati di adesione all’Unione Europea e all’istaurazione di un clima maggiormente favorevole per le imprese estere. Recentemente, anche Federica Mogherini ha sottolineato i progressi significativi compiuti da Tirana sulle cinque priorità stabilite da Bruxelles per l’apertura dei negoziati e, in particolare, l’impegno del Paese nell’implementazione della riforma della giustizia, che include un processo di verifica della composizione del corpo giudiziario del Paese da parte di osservatori internazionali e una decisa lotta alla corruzione, al crimine organizzato e al traffico di droga. L’Albania ha soddisfatto buona parte delle cinque priorità fissate a suo tempo dalla Commissione europea. Si tratta ora di valutare i risultati concreti ottenuti negli ultimi due ambiti, ossia la riforma della giustizia e il contrasto alla criminalità. Lo scorso autunno, la Commissione ha raccomandato ai Paesi membri di dare il via ai negoziati vincolando l’iter albanese all’attuazione della riforma giudiziaria ed in particolare della legge per la rivalutazione dei circa 800 magistrati albanesi. Tirana spera di ottenere la prossima primavera una favorevole raccomandazione incondizionata. Edi Rama, durante i suoi colloqui a Bruxelles, con il presidente del Consiglio Ue, Donald Tusk, con il presidente del Parlamento europeo Antonio Tajani, e con Jean-Claude Juncker, ha trovato un clima “favorevole” agli sviluppi in Albania ed un apprezzamento per le riforme intraprese da Tirana e il suo progresso nel processo di integrazione europea. Il passo importante di tale riforma è l’aver stabilito una serie di misure per la selezione dei magistrati, dando avvio dal luglio 2016 a un accurato esame delle credenziali (vetting) di tutti gli oltre 800 giudici e procuratori albanesi, per escludere tutti quelli accusati di corruzione o di conflitto d’interessi e instaurare un clima imprenditoriale meno legato al clientelismo e alla corruzione.

Analisi di Domenico Letizia, analista IREPI e curatore del portale “AlbaniaInvestimenti.com” e Roberto Laera, membro onorario IREPI e Amministratore della società di consulenza italo-albanese “Italian Network”, pubblicata per il Quotidiano nazionale “L’Opinione delle Libertà“.

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