domenica, maggio 27

Le carceri ungheresi, catene per l’Europa

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L’Europa rischia un deterioramento dello stato di diritto e la cartina di tornasole di tale fenomeno è monitorabile al suo confine orientale. Un caso particolarmente problematico è quello dell’Ungheria. La risoluzione del Parlamento Europeo, approvata nel maggio 2017, denuncia le numerose obiezioni riportate al governo Orban, dalla restrizione delle libertà individuali al controllo sulla stampa, dalla volontà di controllare il sistema formativo a riforme costituzionali dubbie, fino alla mancata solidarietà europea sul problema delle migrazioni. “Grave deterioramento dello Stato di diritto e della democrazia” è ciò che la risoluzione denuncia e su cui tutti dovremmo riflettere. La particolare situazione politica ungherese è degenerata con l’arrivo del periodo autunnale e le condizioni in termini di democrazia e diritto sono visionabili da ciò che denunciano gli attivisti dei diritti umani e dalle problematiche legate alla detenzione e alla giustizia. L’Ungheria è divenuto uno dei pochi paesi dell’Europa Orientale in cui le organizzazioni non governative non possono monitorare la situazione delle carceri e visionare le condizioni di lavoro della polizia penitenziaria. Gli attivisti e gli esperti del Comitato Helsinki per i diritti umani dell’Ungheria hanno visto interrompersi bruscamente una collaborazione con il Servizio Penitenziario Ungherese (BVOP), dopo 18 anni di collaborazione reciproca e ispezioni regolari, in varie strutture penitenziarie del paese. Fino a non molto tempo fa, il Comitato Helsinki per i diritti umani dell’Ungheria inviava regolarmente gruppi di avvocati, analisti e medici nelle strutture penitenziarie per effettuare ispezioni, parlare con i detenuti e con il personale di tutta la comunità penitenziaria. Gli esperti, successivamente, elaboravano rapporti sulle condizioni monitorate, i servizi sanitari e i ritmi di lavoro sostenuti dalla polizia penitenziaria. L’estrema efficacia di tale azione di monitoraggio è dimostrata dalla anomalie e problematiche che venivano segnalate, argomentazioni che spesso il Servizio Penitenziario Ungherese ignorava e non aveva approfondito. La preoccupazione riguarda anche le procedure per la vita di una ONG che può ricevere finanziamenti dall’estero, come il Comitato Helsinki per i diritti umani dell’Ungheria. Proprio come in Russia, le ONG finanziate dall’estero, sono considerate organizzazioni che producono o possono promuovere azioni di spionaggio. Il parlamento ungherese ha approvato una legge, nel giugno, che obbliga le ONG a versare 24.000 euro per potersi registrare come “Organizzazione sostenuta dall’estero”. L’Unione Europea guarda con preoccupazione tali sviluppi e ha avviato una procedura di infrazione nei confronti dell’Ungheria. Ma non basta. Inoltre, non dobbiamo dimenticare, che la modifica costituzionale ha permesso al governo di dichiarare lo stato di emergenza in situazioni descritte in modo generico, potendo esercitare controllo capillare e repressione con scarsa supervisione democratica. I rom continuano a subire discriminazioni e a essere vittime di crimini d’odio. Inoltre, il paese ha proseguito nella sua politica di repressione sistematica dei diritti di rifugiati e migranti, nonostante le crescenti critiche internazionali. L’Ungheria e il suo apparato carcerario appaiono un preoccupante laboratorio di violazioni nel pieno dell’Europa, quella corrosione dello stato di diritto denunciata fino alla morte da Marco Pannella e oggetto di studio e azione da parte del “Global Committee for the Rule of Law”, visione di Pannella, ma solida realtà animata dall’Ambasciatore Giulio Terzi, Matteo Angioli e tanti altri attivisti del Partito Radicale Nonviolento.

Articolo pubblicato dal Quotidiano nazionale “Il Dubbio“, a firma di Domenico Letizia del Consiglio Direttivo di Nessuno tocchi Caino e analista dell’Istituto di Ricerca di Economia e Politica Internazionale e Elisabetta Zamparutti, membro del Comitato per la Prevenzione della Tortura del Consiglio d’Europa e tesoriera di Nessuno tocchi Caino. Di seguito la scansione dell’articolo: 

Le carceri ungheresi, catene per l’Europa

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