domenica, maggio 27

La storia della diplomazia italiana: Il Circolo di Studi Diplomatici

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Il Circolo di Studi Diplomatici è stato fondato nel 1968 ad opera di un ristretto gruppo di Ambasciatori con l’obiettivo di non disperdere le esperienze e le competenze dei vertici della carriera diplomatica italiana anche dopo la loro cessazione dal servizio attivo. Nella sua ormai più che quarantennale esistenza, il Circolo si è costantemente rinnovato ed ampliato attraverso la cooptazione dei funzionari diplomatici giunti all’apice della carriera nello svolgimento di incarichi di più alta responsabilità a Roma ed all’estero. Per comprendere al meglio il lavoro del Circolo, approfondiamo l’argomento con l’Ambasciatore Giovanbattista Verderame, presidente del Circolo di Studi Diplomatici.

Può illustrarci brevemente la storia del Circolo di Studi Diplomatici e la sua importanza per la conoscenza delle relazioni internazionali dell’Italia?

Il Circolo di Studi Diplomatici nasce, come da lei ricordato, nel 1968 per impulso di un piccolo gruppo di Ambasciatori che dopo la cessazione dal servizio attivo avvertivano l’esigenza di continuare a mantenersi in contatto con le realtà con le quali avevano avuto a che fare nel corso del loro impegno diplomatico. La denominazione prescelta, quella cioè di “Circolo”, dà il senso della impostazione originaria dell’Associazione, che poi si è mantenuta nel corso degli anni e che ancora oggi ne costituisce una delle caratteristiche principali: la creazione un foro di dialogo e di confronto fra persone, tutte legate da un rapporto cementato nel corso delle rispettive carriere, che nei vari incarichi diplomatici, spesso al più alto livello, svolti in Italia ed all’estero, avevano contribuito a diffondere e salvaguardare l’immagine del nostro Paese ed a tutelarne gli interessi. Ma non solo di dialogo e di confronto tra i soci si trattava. Sin dall’inizio l’attività del Circolo si è caratterizzata per una significativa proiezione esterna attraverso le pubblicazioni delle quali, se lo vorrà, potremo parlare in seguito e, in tempi più recenti, attraverso la partecipazione di propri soci ad attività di formazione in materia di relazioni internazionali a livello universitario e per la preparazione al concorso diplomatico. In questo quadro mi fa particolarmente piacere sottolineare una recentissima iniziativa che, a richiesta del Ministero degli Esteri, ha visto alcuni soci del Circolo impegnati in una serie di lezioni sul ruolo dell’analisi nella funzione diplomatica  e sull’importanza di un corretto “reporting” per i giovani che avevano vinto l’ultimo concorso diplomatico. Considero quest’ultima iniziativa particolarmente significativa nel senso della continuità che, pur nella evoluzione continua del quadro delle relazioni internazionali, deve esistere nella conduzione dell’attività diplomatica e dell’importanza dello scambio costante fra le vecchie e le nuove leve della diplomazia italiana.

Il Circolo di Studi Diplomatici si è affermato come punto di riferimento della tradizione diplomatica italiana nella sua vocazione a contribuire al dibattito sui temi delle relazioni internazionali e della proiezione di politica estera dell’Italia. Quali episodi e avvenimenti di grande importanza possiamo rimembrare?

Pur mantenendo immutata  l’impostazione originaria, e lo spirito che la animava, di incontri settimanali (tutti i lunedì pomeriggio) per una discussione aperta fra i soci del Circolo sui principali temi dell’attualità internazionale, le attività del Circolo di Studi Diplomatici sono costantemente cresciute nel tempo, così come è cresciuta la sua capacità di relazionarsi con altri attori. Ho già ricordato l’impegno del Circolo, attraverso i propri soci, nelle attività di formazione a vari livelli. Abbiamo anche  instaurato rapporti con organismi esteri, e dalla collaborazione con una autorevole organizzazione francese di storia diplomatica sono nati un ciclo di incontri sul futuro dell’Europa a Parigi, mentre  colleghi francesi hanno partecipato  ad un Convegno da noi organizzato a Roma sulle problematiche del rapporti con la sponda sud del Mediterraneo. Su questo stesso tema abbiamo poi realizzato insieme con il Centro Studi IDOS, attivo nel campo delle ricerche in materia di immigrazione, e con il sostegno del Ministero degli Esteri, una pubblicazione su “Mediterraneo, geopolitica, migrazioni e sviluppo” che ha avuto un’ampia circolazione negli ambienti interessati . Più di recente, infine, abbiamo  prodotto, insieme con il Centro Studi “Aperta Contrada” – animato da un gruppo di personalità del mondo accademico, della cultura e delle professioni – un documento/manifesto intitolato “Italia ed Europa in un mondo in pericolo: le ragioni di una scelta”, nel quale abbiamo voluto ribadire le motivazioni di fondo che ci conducono oggi a riconfermare con forza le ragioni della scelta europea del nostro Paese, e che è stato presentato dal Presidente Romano Prodi nel corso di un incontro nella sede di Aperta Contrada. Per chi vi fosse interessato, il documento è disponibile  sul sito del Circolo (www.studidiplomatici.it) e su quello di Aperta Contrada (www.apertacontrada.it).

Il Circolo di Studi Diplomatici ha al suo attivo numerose pubblicazioni. Possiamo ricordarle ribadendo la loro importanza?

La forma tradizionale di espressione del Circolo di Studi Diplomatici è costituita dalla c.d. “Lettere Diplomatiche” scritte dai soci – spesso a seguito delle discussioni settimanali che ho ricordato prima – su argomenti legati alla evoluzione del quadro internazionale. Queste “Lettere” – una sorta di piccolo saggio su questioni di politica internazionale –  vengono diffuse non solo all’interno della membership del Circolo, ma anche all’esterno ad una rete di “lettori” , che si è andata via via ampliando e che comprende oggi anche rappresentanti delle Istituzioni, del mondo politico, del giornalismo e della cultura. Alle Lettere si sono poi aggiunti i c.d. Dialoghi Diplomatici, una sorta di tavole rotonde con la partecipazione di qualificati ospiti esterni al Circolo ed infine, da qualche anno, i “Quaderni Diplomatici” che raccolgono le lezioni che i soci impartiscono nelle attività di formazione alle quali il Circolo partecipa.  Si tratta di un insieme di pubblicazioni che seguono l’evoluzione della situazione internazionale su un arco di ormai sessantanni. L’archivio del Circolo conta ad oggi circa 1200 Lettere, 233 Dialoghi e 31 Quaderni, che costituiscono un patrimonio di grande valore per chi volesse ripercorrere i fatti ed i temi salienti di sessantanni di politica internazionale visti attraverso la lente degli Ambasciatori italiani. A questo insieme di pubblicazioni si aggiunge la promozione della memorialistica diplomatica, alla quale il Circolo ha contribuito attraverso una collaborazione con la casa editrice Rubettino, mentre l’anno scorso, per la prima volta nella sua storia, le più significative pubblicazioni del Circolo sono state raccolte in un volume dal titolo “Il Mondo intorno a noi – Riflessioni di Ambasciatori nel Circolo di Studi Diplomatici” edito da Greco e Greco nel quadro della collana di politica internazionale curata da un socio del Circolo.

Quali sono le attività in cantiere per il 2018 del Circolo di Studi Diplomatici?

Nei prossimi giorni sceglieremo, d’intesa con il Ministero degli Esteri, i temi che approfondiremo nel 2018 anche  nella prospettiva di contribuire alla definizione ed all’orientamento della linea di politica estera del nostro Paese, come abbiamo fatto negli anni scorsi. Proseguiremo poi nel nostro impegno nel settore della formazione, sperando di estenderne ulteriormente l’ambito e di contribuire così alla migliore conoscenze delle nostre attività. Ed a questo proposito, non posso concludere senza ringraziarla di cuore per l’opportunità che ci ha offerto con questa conversazione.

L’analista IREPI Domenico Letizia ha intervistato l’Ambasciatore Giovanbattista Verderame, presidente del Circolo di Studi Diplomatici

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