lunedì, settembre 24

La parola Yiddish è oggi considerata un patrimonio unico e soprattutto un baluardo dei dialetti e idiomi di un’unica cultura

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Analista per IREPI Dott.ssa Valentina Spagnolo

 

Dopo le conseguenze delle decisioni mosse degli ultimi mesi dal Presidente Trump, il riconoscimento di Gerusalemme come capitale di Israele, rappresenterebbe ora per le ragioni israeliane un’importante svolta per tutto l’Est palestinese. Condividere “posizioni strategiche”, quali quelle gettate nel panorama internazionale, dal Presidente americano, non aggiunge altro che un maggiore riconoscimento, per un cambiamento di rotta, verso una soluzione e un “incontro interstatuale”. La politica di Netanyahu oggi condivisibile, a distanza della vittoria delle elezioni del 2015, pare oggi nelle intenzioni lontanissime, ossia distante dall’idealizzare il riconoscimento dello Stato Palestinese. E’ possibile ricordare il Sionismo in grandi linee generali, non scostandosi dal considerare le forme del nazionalismo, come delle misure e forme di fatto idonee a prestare un elemento di riflessione, dunque verso quelle che possono essere considerate le caratteristiche eterogenee di un’unica cultura. Fondamentalmente, non si tratta di un’analisi che cosparge un’idea di delimitazione nei confini etici, dove la religione ebraica ha incontrato quella islamica e musulmana. L’intrinsecità nel concetto di popolo, così come quello d’idioma, riporta al concetto di “ebreo”, nel senso e accezione di categoria distintiva poiché laica, all’interno della civiltà europea, scevra dei passati, oscuri e atroci fondamentalismi di natura religiosa, contrari e perduranti a delle ragioni d’incontro e unità. Le stesse tradizioni, e la costante valorizzazione in una pacifica convivenza, sono gli aspetti portanti per la prospettiva di condivisione con gli arabi palestinesi di uno Stato ebraico. Quindi la critica oggi proponibile, alla luce delle conseguenze della decisione presa sulla “rappresentanza diplomatica”, renderebbe per la storia ebraica, alto e insigne riconoscimento, verso un orientato incontro, per la costruzione dello Stato territoriale comune. E’ proprio dal riconoscimento delle basi comuni, e dalle origini identitarie, dunque linguistiche e religiose, che si possono muovere le prime considerazioni, per la costruzione di un sentimento orientato a una visione globale delle aree destinate ad un interscambio, per cui non esclusivamente di natura culturale. Porre lo Stato di Israele all’interno delle macro aree d’interesse, oggi è sicuramente uno dei primi obiettivi portanti per un futuro, immaginato verso lo sviluppo di un territorio comune, orientato allo sviluppo, e al dialogo fuori dalle aree territoriali. E’ proprio in tale prospetto evolutivo di riconoscimento che, lo stesso sviluppo delle infrastrutture per e nello Stato ebraico, costituiranno anche per la Cina, un essenziale elemento di collegamento per il potenziamento dei traffici marittimi. Pechino, essendo il primo porto marittimo oggi esistente, di collegamento tra il Mar Mediterraneo ed il Mar Rosso, sino la costruzione della metropolitana di Tel Aviv,e considera ed ingloba la partecipazione anche dello Stato di Israele all’interno delle rotte di collegamento nel progetto della “Nuova via della Seta”.

 

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