lunedì, settembre 24

La crescita economica dell’Uzbekistan

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In Uzbekistan assistiamo ad un continuo processo di riforme strutturali ed economiche che stanno generando un nuovo protagonismo del paese nel centro Asia. Dopo la morte dell’ex presidente Islam Karimov, nel settembre 2016, il governo uzbeko ha cominciato a introdurre significative aperture nel proprio sistema politico e sociale: più poteri ai consigli municipali eletti, organizzato incontri con organizzazioni per la difesa dei diritti umani e ha ridotto il numero degli studenti che vengono destinati alla raccolta di cotone in campi di proprietà del governo. Il presidente Shavkat Mirziyoyev è il principale promotore di questi cambiamenti. Il Pil del 2017 è cresciuto del 5,3 per cento rispetto all’anno precedente, ammontando a 45.070 milioni di dollari. Per i prossimi anni si prospetta una crescita del Pil in lieve ribasso. Alla crescita del Pil nel 2017 hanno partecipato il settore dell’agricoltura per un 0,4 per cento, l’industria con l’1,1 per cento, le costruzioni con lo 0,4 per cento e i servizi con il 3,4 per cento. La crescita del Pil si stima essere stata del 4,3 per cento. Nel 2017, si è registrata anche un’inflazione in crescita (12,6 per cento), conti pubblici in ordine (avanzo dello 0,3 per cento) e una bilancia commerciale in lievissimo attivo. Il debito pubblico rappresenta il 20,1 per cento del Pil e quello estero ammonta a 17 miliardi di dollari. Le riserve di valuta forte per l’anno 2017 ammontano a 16 miliardi di dollari. Nuove opportunità provengono anche dalla diplomazia che il Paese sta incentivando. Il presidente del Tagikistan Emomali Rahmon ha svolto una visita di Stato di due giorni in Uzbekistan, con l’obiettivo di stipulare accordi e sottoscrivere 23 documenti di cooperazione. Importanti incontri si sono svolti a seguito dei colloqui diretti tra Rahmon e il presidente uzbeko Shavkat Mirziyoyev, presso la residenza presidenziale uzbeka Kuk-Saroy. Rahmon e Mirziyoyev lavorano ad una serie di accordi bilaterali, incluso un accordo sul partenariato strategico, sulla demarcazione definitiva dei confini statali e la lotta contro le interferenze estere e le problematiche dei conflitti. Le due parti hanno anche analizzato e discusso sulla cooperazione nei settori della cinematografia e dei servizi meteorologici. La cooperazione tra i due Paesi va rafforzandosi, soprattutto, grazie ai recenti accordi siglati in ambo energetico. Mirziyoyev ha recentemente offerto la disponibilità del suo Paese ad entrare nel Consiglio di amministrazione che gestisce il mastodontico progetto di Rogun. La diga di Rogun realizzata dalla compagnia italiana Salini Impregilo per un valore di circa 3,9 miliardi di dollari, avvierà la prima turbina entro la fine del 2018, mentre si dovrà aspettare sino alla primavera del 2023 per il suo completamento. Il progetto fu inizialmente concepito negli anni Sessanta con il doppio obiettivo di utilizzare le acque del fiume Vakhsh per irrigare i terreni a valle e generare circa 3.600 megawatt di energia. Inoltre, recentissima è la notizia, ripresa da “Agenzia Nova”, della costruzione di un nuovo impianto per la produzione del cemento nel Paese: un progetto colossale ed importante. Il più grande impianto di cemento in Asia Centrale commissionato nel distretto di Sherabad, nella regione di Surkhandarya. La costruzione del cementificio di Sherabad è stata effettuata dalla società Almalyk Mining and Metallurgical Combine (Ammc). Il costo del progetto è di 212,8 milioni di dollari e la sua capacità è di 1,5 milioni di tonnellate all’anno. La maggior parte della produzione sarà destinata alla domanda interna. Anche la società turca Teknik Makina Ticaret vi Sanayi partecipa alla costruzione dell’impianto. L’azienda è dotata di moderne attrezzature di produzione straniera. Il finanziamento del progetto è stato effettuato grazie a fondi Ammc per un importo di 24,4 milioni di dollari; un prestito emesso dal Fondo per la ricostruzione e lo sviluppo dell’Uzbekistan del valore di 90 milioni di dollari; e altri 110,6 milioni di dollari di crediti attirati dalle banche commerciali. Grazie al continuo lavoro delle autorità di Tashkent, anche l’Unione Europea potrebbe giocare un ruolo importante. In un’area del mondo in cui la Repubblica Popolare Cinese e la Federazione Russa sono i dominatori geopolitici, Bruxelles potrebbe avviare un’accelerazione della propria agenda regionale attraverso il finanziamento di progetti strategici. Come ribadito nell’ultimo vertice di Samarcanda del novembre scorso fra l’Alto rappresentante dell’Unione Europea per gli Affari esteri e la Sicurezza, Federica Mogherini, ed i ministri degli affari esteri dei cinque paesi dell’Asia Centrale, l’Unione Europea dovrebbe prestare particolare attenzione a rafforzare l’economia regionale attraverso programmi di sviluppo che assicurino una crescita economica sostenibile, volta ad un uso efficiente di risorse idriche ed energetiche.

Articolo di Domenico Letizia, presidente dell’Istituto di Ricerca di Economia e Politica Internazionale, pubblicato per “L’Opinione delle Libertà“.

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