martedì, aprile 24

L’Iran tra il recente terremoto, la questione nucleare, il terrorismo e la violazione dei diritti umani. Esiste una via di fuga?

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Il regime teocratico iraniano si fonda su quattro pilastri che fino ad oggi gli hanno consentito di restare in piedi, crescere, espandere e diventare il mostro di oggi: la repressione senza limiti, il terrorismo senza confini, la guerra e la bomba atomica. Sono pilastri sorretti fino all’elezione del nuovo presidente americano Trump, da una politica euro americana di tolleranza senza confini. Grazie a quasi quarantanni di resistenza da parte del popolo iraniano, siamo riusciti a far sbriciolare uno dei pilastri fondamentali: la bomba atomica, la quale aveva bruciato quasi cento miliardi di dollari in venti anni di lavori segretissimi. Quasi l’80% dell’introito nazionale, basato solamente sulla vendita di petrolio, è stato divorato da questi quattro mostri che hanno fino ad oggi sorretto il regime degli ayatollah, con le gravissime conseguenze  per la sicurezza internazionale. In questi quarantanni il regime di Teheran non ha voluto, ne potuto, investire sulle infrastrutture interne per la tutela dei cittadini e la loro protezione di fronte ai catastrofi naturali. Ecco perché in questi casi il numero delle vittime è spaventoso e diventa enorme. Come spesso è accaduto in questi casi drammatici, la prima macchina che si mette in moto non è quella dei soccorsi, ma bensì quella della repressione. I mezzi in dotazione al regime vengono usati ovunque, ma all’interno delle mura dello stato non si vedono e non si notano. Vengono utilizzati non per il soccorsi, ma per evitare ribellioni e sollevazioni popolari. Un altro aspetto da non trascurare è la zona in questione che ha una importanza strategica vitale, sia dal punto di vista militare che sociale: il Kurdistan. In questa parte di paese esiste la maggior concentrazione di siti militari segreti dove si lavora costantemente sulla produzione di missili e armi belliche di distruzione di massa. All’interno delle montagne di questo contesto geografico, ritroviamo migliaia di chilometri di tunnel e gallerie ricche di depositi di armi dove vengono effettuati esperimenti missilistici. All’interno di queste strutture non sappiamo cosa accade. Non escludo assolutamente un’ esplosione atomica forzata, guidata per accelerare i tempi di assembramento della bomba atomica . Abbiamo sempre denunciato e ribadito che nonostante gli accordi nucleari con l’occidente, il regime dei mullah non ha mai abbandonato il progetto strategico che gli garantisce una protezione da parte di qualsiasi aggressione straniera. Esempio ben specifico è l’incremento della partecipazione e l’interferenza iraniana nei teatri di guerra quali Siria, Yemen, Libano, ecc.  Le dimissioni del premier libanese Hariri fanno riflettere. Esattamente come il ministro inglese Chamberline. Per il momento non ci resta altro che piangere i nostri morti.

Davood Karimi, fondatore dell’Associazione Rifugiati Politici Iraniani 

 

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