giovedì, ottobre 18

Introduzione sui temi trattati nella giornata di chiusura della terza edizione del Rome MED Dialogues 2017

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A cura dell’analista IREPI Valentina Spagnolo 

A conclusione dei lavori da parte di Angelino Alfano, Ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale  e Paolo Gentiloni, Presidente del Consiglio dei Ministri, con ringraziamento per la presenza di  Napolitano. E’ stato posto l’accento, sull’importanza degli incontri bilaterali, in nome della portata dell’evento che ha reso Roma, capitale del dialogo. Molteplici i temi trattati: dal pluralismo in Medio Oriente al ruolo dell’Italia nel concetto di “grande Erasmus del Mediterraneo”. Angelino Alfano, Ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale: “La cultura è anche  il presupposto per sviluppare  un  grande flusso di investimento tra l’Italia e l’Africa” Paolo Gentiloni, Presidente del Consiglio dei Ministri: “ Dobbiamo moltiplicare gli sforzi, di cui l’Italia è protagonista ed  è orgogliosa  ..sia sul fronte umanitario, sia sul fronte alla lotta dei trafficanti di esseri umani.. dobbiamo a testa alta  chiedere agli altri Paesi di impegnarsi sulla medesima strada”.

Analista Valentina Spagnolo

Alla luce dei lavori svolti nelle tre giornate dal 30 Novembre al 2 Dicembre, all’interno del programma della terza edizione del Rome MED 2017, il Presidente del Consiglio dei Ministri ed il Ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, Gentiloni e Alfano, hanno finito con delle lungimiranti lodi, verso il ruolo svolto dall’Italia all’interno del panorama mediorientale. L’opportunità di scegliere Roma, come luogo d’incontro per l’evento, ha conferito alla città stessa la possibilità di divenire capitale del dialogo stesso tra i popoli, le regioni e le culture. Ricostruendo e dipingendo la visione del Mediterraneo, e di tutti i popoli che lo compongono, è stata enfatizzata la radice comune storica ed epica, nominando Cartagine, Alessandria di Egitto sino alla paradigmatica storia di Enea, simbolo del viaggiatore migrante nel Mediterraneo dei tempi antichi, salvatore della sua cultura ed identità. Noi siamo gli eredi di quel futuro, protetto e riservato per la prosperità.  La ricerca di un’identità culturale ed anche religiosa riconduce la centralità dell’Europa nel Mediterraneo, e l’importanza in chiave moderna ed evolutiva, del suo ruolo di sbocco per un concerto tra i vari Paesi nel “mare della vicinanza”. Il risultato della situazione attuale è il concentrato politico delle sfide del nostro tempo. Gli incontri attuali all’interno del programma MED 2017, e soprattutto gli incontri bilaterali, hanno conferito un valore all’evento stesso, fornendo nuove aperture reali di dialogo. Innanzitutto, in questo momento di forte crisi del Mediterraneo, si è concessa la possibilità di dare voce a tutti i protagonisti della Regione. Il presupposto del dialogo è senz’altro quello del doversi mettere in discussione, e il carattere accentuato dei pluralismi è proprio la fonte di tale dialogo. L’importanza del negoziato si attesta anche quando si protrae a lungo e se ne riesce a trarne il valore fondamentale, realizzando la “non ingerenza negli affari  interni degli altri”. In tale situazione di pluralismi, crisi e conflitti della Regione, all’interno delle tempeste del Mediterraneo, l’impatto dell’Italia è forte e immediato, e l’operato della stessa si è realizzato nel pieno rispetto dei diritti. Inoltre, non bisogna dimenticare che “ogni crisi crea nuove opportunità”. Il Mediterraneo, è un mare che unisce Africa ed Europa, consentendo così una configurabile “connettività globale e logistica”. I punti di contatto per agevolare l’incontro tra i vari Paesi in dialogo, sono svariati, ma sono stati focalizzati nei seguenti punti: la nuova via della seta cinese, la risorsa dei nuovi giacimenti di gas ad Oriente, l’incontro dei movimenti culturali di matrice religiosa. L’impegno dell’Europa su più fronti, dovrebbe disancorarsi da una passata ottica, dipendente anche dal ruolo rivestito dal governo americano. Invece, sulla scia dell’esempio statunitense, così mostrato  nell’impegno per lo sviluppo dell’America centrale e meridionale, l’Europa dovrebbe rivestire in vicinanza al Mediterraneo, lo stesso ruolo nella Regione. Ciò è attuabile per mezzo del negoziato, favorendo il pieno liberalismo, il commercio e la libertà degli scambi. Ricordando le parole di De Gasperiogni libertà è legata ad ogni altra libertà”. In considerazione poi dell’importanza dello scambio culturale, esistente tra la Regione e la nostra stessa Italia,  ne sono testimonianza i 150.000 studenti d’italiano, nel solo Mediterraneo allargato, e i 1022 accordi in vigore tra Università. Inoltre, con la firma dell’Intesa tra Italia, Tunisia, Algeria, Egitto, Libia e Libano per la promozione di un grande Erasmus del Mediterraneo, al fine di sviluppare un incontro tra Europa ed Africa. Gli scambi culturali, favoriscono la conoscenza reciproca, e per questo la cultura è un grande flusso d’investimenti fra l’Italia e l’Africa, attraverso il Mediterraneo. L’Italia, è un ponte tra le due terre, e si è parlato anche per questo di un nuovo piano Marshall, in un’ottica pragmatica e realistica, andando oltre ogni retorica in maniera ineluttabile. Siamo un paese con stessi colori e profumi, sorretti da una stessa comunanza. Il Mediterraneo, dovrebbe essere visto dall’altra prospettiva oltremare, accorgendosi di come l’Europa abbia veramente un ruolo focale per il futuro del mondo. La centralità, data oltre le radici culturali, le religioni monoteiste ed il crocevia di continenti per l’Asia e l’Africa. Nei dialoghi di questi giorni passati, è dunque emerso tale senso di vicinanza e di storia comune, per cui si evidenzia che questo mare incontra le sfide anche economiche, e problemi critici come l’esistenza di Stati falliti. Il ritorno della storia è stato fragoroso, con l’emersione del disordine globale, come il ritorno di ambizioni iper-sovrane, lo scatenarsi di conflitti dati da differenze religiose, il terrorismo fondamentalista con la diffusione in Occidente, i flussi migratori con la tratta degli esseri umani. La civiltà europea, di fronte a ciò si è mostrata impaurita. Dunque, la ricerca di un concerto mediterraneo è sicuramente una grande sfida. L’esistenza di situazioni disperate come: la guerra dell’Yemen, per esempio, oppure l’intesa sul nucleare iraniano, e le sfide sospese come in Siria, rimaste promesse, affinché le Nazioni Unite abbiano spazio per avviare un negoziato effettivo, (fondamentale anche per la stabilità del Libano). Il nostro Paese forte in politica estera, a ragione dei tempi , ha sempre posto la dimensione negoziale sulle basi possibili, considerando gli interessi geopolitici anche della Russia, ed i rischi connessi agli stessi ed eventuali caratteri emergenti positivi. Ancora sospesa è anche la questione della lotta contro il terrorismo. Dunque, i teatri degli attentati delle ultime due settimane, in Sinai e in Somalia, sono in questo spaccato attuale, emblema dei segnali irrisolti di criticità, sia dell’assetto globale sia della fragilità nel contesto Mediterraneo. Solo attraverso l’impegno multilaterale si possono gestire le crisi, riducendo i rischi geopolitici, ed incoraggiando le grandi risorse economiche, tutelare e proteggere la popolazione. Anche la crisi data dalla diminuzione del prezzo del petrolio, e la sua consapevolezza, non preclude un futuro sviluppo ed i futuri investimenti in Africa, come opportunità per le economie di tutto il mondo. Il frutto dei programmi ottenuti durante il MED, è apparso con una nuova consapevolezza, per chiarire e stabilire dei nuovi orizzonti. E’ stato già appuntato un grande meeting per il 2018 a favore delle piccole e  grandi imprese africane, per sollecitare lo sviluppo dell’innovazione e trasmettere agli stessi anche il nostro know-how.  Per i prossimi dieci anni è necessaria un’agenda, per essere pronti a fronteggiare ogni tipo di crisi. Innanzitutto, la lotta contro il terrorismo è  un terreno di crescita da analizzare in ottica comune, nonostante le difficoltà. Poi, il riconoscimento reciproco dei confini e delle fedi religiose, ed infine la cooperazione economica tra il Mercato Unico Europeo ed il Mediterraneo. Anche in quest’ultimo campo si vedono dei segnali positivi, nel libero scambio, anche nei Balcani occidentali si è assistito alla creazione di una logica di regole di mercato comune. Importantissimo è il tema della lotta alla tratta degli esseri umani, legato al fenomeno immigratorio e alla schiavitù. In conformità a ciò che sta accadendo in Libia, e della stessa forte e conseguente  indignazione, il nostro Paese ha indicato già una strada, con capacità di accogliere più di chiunque altro, ed  infliggendo colpi ai trafficanti. Dobbiamo quindi chiedere agli altri Paesi di impegnarsi sulla medesima strada. Si chiedono alle potenze regionali meno ambizione e più responsabilità, e per farlo è necessaria una responsabilità multilaterale, valevole anche per noi stessi europei. Noi siamo un Paese stabile, aperto dal punto di vista delle scelte ed orientamenti geopolitici. Il Mediterraneo rappresenta dunque una nostra priorità, sia per la nostra economia, che per l’interesse nazionale per quanto possiamo svolgere nel Mediterraneo in un’ottica di progresso. La ricerca di un filo di continuità per i dialoghi, sarà sviluppato il prossimo anno anche con la Presidenza dell’Ocse , sempre ricollegando il programma dell’Erasmus med, riconoscendo così il ruolo propulsivo di Roma, oggi ed in queste giornate sulla sua strada del dialogo.

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