lunedì, settembre 24

Il Regno del Marocco: conoscere il paese con una missione politica ed economica

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L’Istituto di Ricerca di Economia e Politica Internazionale (Irepi) in collaborazione con la Federazione Italiana Diritti Umani (Fidu) ha svolto una missione dal carattere politico economico in Marocco per comprendere le opportunità nel Regno per le imprese, capire e monitorare gli avanzamenti in termini di democrazia e stato di diritto e visionare con incontri, interviste e colloqui la situazione nelle regioni del sud, il Sahara Occidentale del Marocco: già colonia spagnola, è un esteso territorio sulla costa atlantica con circa mezzo milione di abitanti, conteso a causa della sua ricchezza di fosfati. Fu annesso dal Marocco nel 1975 e, un anno dopo, il Fronte Polisario, sostenuto con numerose interferenze dall’Algeria, proclamò la nascita della Rasd e reclamò l’istituzione di un referendum di autodeterminazione che non rispecchiava le convenzioni internazionali. Le due parti, Marocco e Polisario, non hanno mai trovato un accordo sui termini del referendum e su chi ha diritto al voto. Nel tentativo di comprendere le condizioni in termini di libertà e democrazia nel paese, la delegazione (composta da Domenico Letizia, analista geopolitico e pubblicista, da Margherita Cattolico, avvocato specializzata in diritto commerciale e aziendale e Antonio Stango, presidente della Federazione Italiana Diritti Umani) ha incontrato i rappresentanti di numerose strutture commerciali, economiche, religiose, diplomatiche e politico istituzionali.  Secondo i dati statistici relativi al secondo trimestre 2017 pubblicati dal Haut Commissariat au Plan con la trimestrale nota di congiuntura, l’economia marocchina ha registrato un tasso di crescita del 3,8%, più che triplicato rispetto al valore dell’analogo periodo dell’anno 2016. Tale positiva performance è dovuta innanzitutto all’effetto trainante della crescita dei paesi emergenti, le cui importazioni a livello globale sono sestuplicate rispetto al 2016, fattore che si è riflesso nell’economia marocchina con un aumento delle esportazioni pari all’11%, contro una contrazione dell’1,6% nel 2016. Particolarmente soddisfacente nel paese l’export di prodotti agricoli e agro-alimentari come agrumi, cocomeri, meloni e verdure in scatola, dei settori tessile, aeronautico e automobilistico e infine dal settore dei fosfati, grazie alla sostenuta domanda dei paesi sub-sahariani e dell’America latina. Il trend positivo è confermato anche dalle previsioni di crescita per i prossimi anni elaborate dal FMI nel loro annuale rapporto sulle economie mondiali. Secondo i dati riportati nel “World Economic outlook 2017”, il ritmo di crescita dovrebbe assestarsi intorno al 3,3-3,6% fino al 2021 (previsione EIU). Lo sviluppo economico del Paese sarà, da un lato, sostenuto dal rafforzamento dei legami commerciali con i partner africani, dall’altro, frenato dal rallentamento della crescita di economie strategiche per il Marocco, come Cina e Paesi Europei, da cui il Paese importa la maggior parte dei prodotti. Da un punto di vista macro-economico, gli indicatori sono incoraggianti: il deficit pubblico si è chiuso con un +3,7% alla fine del 2017. In questo quadro, la politica economica del governo continua ad essere mirata al consolidamento dell’attuale posizione fiscale, al sostegno della crescita economica ed alla riduzione delle ineguaglianze sociali. Nel mese di luglio 2017, in occasione della periodica review effettuata nell’ambito della concessione della terza linea di precauzione e liquidità, il Fondo Monetario Internazionale ha riconosciuto i progressi compiuti da queste Autorità in materia di politica fiscale e finanziaria. Anche se si è registrato un aumento della spesa pubblica nel 2017, il debito pubblico dovrebbe restare contenuto (76,3%) nel periodo 2017-2021. Il buon andamento dell’economia e le ottimistiche previsioni relative ai prossimi anni sono anche dovuti alla crescente apertura del Marocco, il quale è oggi parte di 55 accordi di libero scambio. Durante la missione abbiamo avuto modo di confrontarci con gli analisti ed esperti economici e geopolitici della Fondazione “Phosboucraa” del gruppo “OCP”, organizzazione che si occupa della programmazione economica e dell’analisi commerciale della regione meridionale. Discutendo con il direttore Abdelaziz Rahhou svisceriamo un po’ di dati macroeconomici. La Fondazione OCP è stata creata per intensificare l’impegno sociale ed economico del Gruppo OCP nel sud del Marocco. Il suo obiettivo principale è quello di sviluppare e attuare programmi comunitari, concentrandosi principalmente sullo sviluppo umano. Pertanto, la Fondazione OCP, adottando un approccio partecipativo, stabilisce le basi di un’azione integrata, con il supporto dei cittadini, per intensificare uno sviluppo economico e sociale del Marocco, all’interno di un contesto di cooperazione Sud-Sud. L’ambito d’azione comprende la promozione dell’istruzione e della formazione, l’implementazione dell’occupazione giovanile, la promozione dell’imprenditorialità, la riduzione della povertà, lo sviluppo socioeconomico, l’accesso all’assistenza sanitaria, all’azione sociale e culturale, alla conservazione del patrimonio nazionale e l’attuazione di programmi finalizzati alla sicurezza alimentare. L’OCP Foundation promuove anche il campo della ricerca e della formazione attraverso l’Università Politecnica Mohammed VI, e incoraggia la ricerca scientifica attraverso l’hub di ricerca OCP Policy Center. La struttura offre agli agricoltori locali strumenti per generare rendimenti più significativi, consentendo loro di ottenere una migliore produttività e maggiori entrate. Senza dimenticare che l’OCP Group è leader globale nel settore dei fosfati nella regione di Laayoune. La fondazione punta molto anche alla valorizzazione energetica e al rispetto ambientale. “I nostri investimenti in eco-design ci sono utili per migliore la competitività locale, in quanto ci consente, tra le altre cose, il risparmio di acqua ed energia, aiutando gli sforzi per il riciclaggio dei rifiuti industriali e migliorando le pratiche di smaltimento dei rifiuti urbani, attraverso un approccio responsabile dal punto di vista ambientale”, ribadiscono i consulenti e gli analisti della Fondazione. Sempre in tale regione incontriamo i rappresentanti del Centro Regionale d’investimento della Regione di Laayoune Sakia Hamra. Ad accoglierci una serie di analisti con il direttore del centro Mohamed Boumesmar che ci presenta i dati economici della regione: una regione in piena espansione. Dal 1976, tale zona geografica è stata oggetto di particolare interesse per la sua integrazione e riqualificazione con le altre regioni del paese. L’indice di sviluppo umano stabilito dal Programma delle Nazioni Unite per lo sviluppo (UNDP) pone la regione in prima linea a livello nazionale. La regione ha grandi riserve di sale la cui produzione rimane artigianale. Tali riserve sono presenti nelle zone di Tazgha, Oum Dbaa, Tislatine, Tizfourine e Oum Trais. Non solo, immensa è anche la ricchezza della zona legata ai fosfati. Studi geologici hanno rivelato che solo l’area di Boucrâa, situata a circa 100 km a sud-est di Laayoune, possiede un immenso giacimento, stimato in circa 2 miliardi di tonnellate di fosfato e rappresentano solo dal 2 al 3% delle riserve totali del paese, stimate in oltre 60 miliardi di tonnellate.  Il centro invita gli imprenditori italiani a conoscere la zona dando il loro benvenuto a tutti coloro che vogliono costruire una progettualità serie e competitiva. Anche l’allevamento risulta molto florido nella regione. Cammelli e capre si adattano perfettamente all’ambiente arido della regione. Dal 1976, il settore ha registrato una forte crescita, mentre il bestiame dei cammelli è passato da 3.000 capi a 90.000 capi divenendo un patrimonio da tutelare. Inoltre, il latte di cammello e la lavorazione dei suoi derivati, tipico nella zona è il formaggio di cammello privo di grassi, sono ancora distribuiti secondo un’economia “domestica” e tali prodotti meriterebbero, indubbiamente, l’accesso e la conoscenza di mercati più ampi. Altro settore in forte espansione, tra le priorità del Centro d’investimento, è il turismo. I siti naturali, la vicinanza ai mercati di origine con un forte potenziale, la crescita dei collegamenti aerei con l’Aeroporto internazionale di Laayoune “Hassan I”, l’autenticità del popolo del deserto “sono beni da sfruttare per gli investitori nel settore del turismo”, ribadisce il direttore. Il turismo balneare è in piena espansione, ma altre tipologie di approccio turistico restano da implementare, tra cui il turismo sportivo nel deserto e l’ecoturismo. Altro settore in forte crescita è quello della pesca. Un ricco e abbondante patrimonio ittico caratterizzato da naselli, orate, pesce spada e grandi crostacei. Senza dimenticare gli impianti industriali legati alla produzione e all’inscatolamento delle sardine vendute in tutti i paesi del Mediterraneo. La grandezza di tali impianti è confermata da una visita aziendale che conduciamo presso una struttura industriale nei dintorni del porto.  Dal punto di vista giuridico il Marocco sta attuando riforme in ottica regionalistica, guardando come modello di partenza proprio all’Italia.  “Un processo dinamico, quotidiano, attraverso l’applicazione di un programma di sviluppo sostenibile. Un processo iniziato negli anni 80 e 90, soprattutto, nelle regioni del Sud. All’inizio, l’intervento era soltanto statale, un trasferimento di competenze progressivo e queste riforme hanno permesso di decentralizzare tale potere e oggi nel quadro della costituzione la regione è considerata come un elemento fondamentale, per la partecipazione finanziaria e per la cooperazione, ad esempio come abbiamo fatto con i villaggi di pescatori dalla regione. Le competenze tecniche ora sono completamente affidate alla regione e oggi tale processo è in crescita. Un processo che necessitava di tempo e oggi vi è una pluralità di attori e tale processo economico e giuridico oggi è dinamico e produttivo”, ci riferisce il governatore della regione di Laayoune, Yahdih Bouchaab che abbiamo l’onore e il piacere di incontrare e intervistare. Tali riflessioni ci sono confermati dai rappresentanti dell’Agenzia per la promozione dello sviluppo Sociale del Sud del Marocco. In conclusione, sempre nella città di Laayoune incontriamo i rappresentanti della locale Camera di Commercio dell’Artigianato e discutiamo con uno degli artigiani più conosciuti in tutto il Marocco, pluripremiato, per le sue creazioni in argento, avorio e rame che ci illustra tutti i processi del suo lavoro. La vitalità di tale figura è fortissima e infatti è riuscito a creare decine di cooperative nel sud del paese dove lavorano tantissimi artigiani e giovani specializzati in gioielli e artigianato. Nel pieno di una zone instabile politicamente, a causa del lungo conflitto, un artigiano è riuscito a creare un impero industriale e culturale, generando posti di lavoro per la popolazione locale. Quando pensiamo “aiutiamoli a casa loro”, sono proprio tali realtà che andrebbero valorizzate.

Reportage di Domenico Letizia, pubblicato per  “Cronache di Napoli” e “Cronache di Napoli”:

Galleria fotografica dal Marocco: 

 

 

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