mercoledì, ottobre 17

Il gioco dell’Iran e la stabilità in Medioriente e Africa

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Si è svolto mercoledì 23 maggio presso la sede del Partito Radicale Nonviolento il convegno “La situazione in Medio Oriente e il ruolo dell’Iran” che ha visto la partecipazione di autorevoli relatori quali Stefano Sansonetti (giornalista), Maurizio Turco (coordinatore della Presidenza del Partito Radicale Nonviolento, Transnazionale e Transpartito), Elisabetta Zamparutti (tesoriera della Ong Nessuno tocchi Caino), Giuseppe Basini (presidente onorario del Partito Liberale Italiano), Maryan Ismail (antropologa e presidente dell’Associazione musulmani laici), Roberto Rampi (deputato, membro della Commissione Cultura, scienza e istruzione della Camera),  dei senatori Cinzia Bonfrisco, Lucio Malan, Luigi Compagna, dell’Ambasciatore del Regno del Marocco in Italia Hassan Abouyoub, l’ambasciatore Giulio Terzi di Santagata, Lucio Tirinnanzi (giornalista), Yahya Pallavicini, vice presidente della Comunità Religiosa Islamica Italiana, Piero De Luca, Enrico Mariutti e Laura Harth rappresentante all’Onu del Partito Radicale Nonviolento Transnazionale e Transpartito. Elisabetta Zamparutti è riuscita subito ad attirare l’attenzione sulla sistematica violazione dei diritti umani nel paese sciita. Più di 2000 esecuzioni sono state compiute in Iran sotto la presidenza Rouhani. Nel 2014 almeno 800 persone sono state giustiziate. Se paragoniamo il numero delle esecuzioni alla popolazione, possiamo dire che l’Iran è il primo paese per numero di esecuzioni. La Zamparutti si è soffermata sulla particolare problematica della pena di morte e le questioni di genere. L’Iran è il Paese in cui la discriminazione di genere è maggiormente diffusa e assume forme parossistiche: nei procedimenti legali, la testimonianza di una donna vale la metà di quella di un uomo e la versione iraniana del “prezzo del sangue” stabilisce che per una vittima donna esso sia la metà di quello di un uomo. Inoltre, un uomo se uccide una donna non potrà essere giustiziato, anche se condannato a morte, senza che la famiglia della donna abbia prima pagato a quella dell’assassino la metà del suo “prezzo del sangue”. L’età minima per la responsabilità penale è di poco meno di nove anni per le donne, di poco meno di 15 anni per gli uomini. Lo stupro coniugale e la violenza domestica non sono considerati reati penali. Non c’è da stupirsi se l’uguaglianza dei diritti delle donne sia sistematicamente negata quando si tratta di matrimonio, divorzio, affidamento dei figli, eredità, viaggio e persino per quanto riguarda l’abbigliamento. In Iran infatti le donne e persino le bambine al di sopra dei nove anni che non si coprono i capelli col velo e non seguono i codici obbligatori di abbigliamento possono essere punite con una multa e anche col carcere. L’Iran è al 139° posto, su 144, nella graduatoria del Global Gender Gap Index. In questo clima misogino, il Consiglio dei Guardiani, il potente corpo di religiosi e giuristi islamici che controlla l’attività parlamentare e certifica che corrisponda alla legge della Sharia, ha reinserito, nell’aprile 2013, la lapidazione in una precedente versione del nuovo codice penale nella quale era stata omessa come pena esplicita per l’adulterio. L’Iran ha avuto il tasso di lapidazioni più alto al mondo, ma nessuno sa con certezza quante persone siano state lapidate. In base a una lista compilata dalla Commissione Diritti Umani del Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana, almeno 150 persone sono state lapidate dal 1980 a oggi. Una cifra molto probabilmente inferiore ai dati reali, sia perché la maggior parte delle condanne alla lapidazione è stabilita segretamente sia perché è precluso l’accesso alle informazioni in molte prigioni dell’Iran. Shadi Sadr, un avvocato iraniano difensore dei diritti umani che ha rappresentato cinque persone condannate alla lapidazione, ha riferito che l’Iran ha effettuato lapidazioni segrete nelle carceri, nel deserto o la mattina molto presto nei cimiteri. Il 21 dicembre 2016, l’Assemblea Generale dell’ONU ha adottato una nuova risoluzione che condanna fermamente le brutali e sistematiche violazioni dei diritti umani in Iran tra cui anche l’aumento della violenza e della discriminazione nei confronti delle donne. Dal 2015, almeno due donne accusate di adulterio sono state condannate alla lapidazione, secondo il rapporto del Relatore Speciale sulla situazione dei diritti umani nella Repubblica islamica dell’Iran, Ahmed Shaheed, presentato all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite il 30 settembre 2016. Il Governo ha osservato che la criminalizzazione dell’adulterio è coerente con la sua interpretazione della legge islamica e che la lapidazione è un deterrente efficace. Oltre la problematica dei diritti umani, i lavori hanno anche analizzato la tematica commerciale e le sanzioni internazionali in Iran, evidenziando i concreti rischi per la comunità imprenditoriale internazionale interessata ad investire in Iran. Particolare attenzione alla questione è stata posta dall’Ambasciatore Giulio Terzi e dal senatore Lucio Malan.  Nel nostro paese, la manovra 2018, secondo quando disposto da art.32, prevede la trasformazione dell’agenzia “Invitalia” in un’agenzia disposta come istituzione finanziaria al fine di finanziare e garantire investimenti in Paesi qualificati ad alto rischio secondo i parametri della FATF (Financial Action Task Force, istituzione intergovernativa creata nel G7 di Parigi al fine di combattere il riciclaggio di denaro). Nell’articolo si afferma che “al fine di promuovere lo sviluppo delle esportazioni e dell’internazionalizzazione dell’economia italiana in Paesi qualificati ad alto rischio dal Gruppo d’Azione Finanziaria Internazionale (GAFI-FATF), l’Agenzia nazionale per l’attrazione degli investimenti e lo sviluppo d’impresa Spa-Invitalia può operare quale istituzione finanziaria, anche mediante la costituzione di una nuova società da essa interamente controllata o attraverso una sua società già esistente”. Nella legge di bilancio, l’art.32 prevede che la Sace resti solo come “mero agente” a sostegno del MeF “per le iniziative conseguenti all’eventuale attivazione della garanzia dello Stato” agli investimenti in Paesi ad alto rischio. Secondo quanto scrive Milano Finanza si tratta di una norma “fatta apposta per bypassare il freno messo dalla Cassa Depositi e Prestiti” allo sbarco delle forze in Iran da parte delle imprese italiane. La CdP, infatti, non sembra voler mettere a rischio i suoi fondi, investendo in Iran, per diversi motivi: alto tasso di riciclaggio di denaro nel Paese e le nuove politiche di Trump verso l’Iran. Non va dimenticato che la Cassa Depositi e Prestiti è finanziata in buona parte dai risparmi delle Poste e per il restante da Fondazioni Bancarie con interessi anche negli Usa. A tal proposito, ricordiamo che, proprio nel 2017, l’Indice di Basilea ha classificato l’Iran come il primo Paese al mondo per money laundering, ovvero riciclaggio di denaro. Inoltre, la Repubblica Islamica dell’Iran è un Paese con un sistema bancario in crisi, come ammesso da un importante banchiere iraniano, Parviz Aghili, al Forum UE-Iran organizzato a Zurigo: Parviz ha dichiarato che le banche iraniane sono piene di prestiti tossici. Le affermazioni di Aghili sono state riportate dal prestigioso sito “Radio Free Europe”. Non dimentichiamo, inoltre, che la prestigiosa agenzia “Transparency Agency”, ha classificato l’Iran al 131 posto per il tasso di corruzione interna, il che rende impossibile un sano clima imprenditoriale nel paese. Sostanzialmente, l’attività delle aziende che si stabiliscono in Iran può essere ostacolata dalla diffusa corruzione e dal peso che lo Stato riveste nei diversi comparti produttivi. Le principali banche e le grandi imprese pubbliche e semi-pubbliche dominano interi comparti produttivi e commerciali del Paese, lasciando poco spazio ai nuovi player che si affacciano sul mercato e tali strutture sono gestite dai peggiori rappresentanti del regime, complici, nel passato e nel presente, di una raccapricciante repressione politica. Nel paese sciita forte è la presenza economica dei Pasdaran, o guardiani della rivoluzione. La loro presenza spazia dall’energia alla petrolchimica, dalle automobili alle cliniche per la chirurgia al laser, dalle infrastrutture all’industria bellica, oltre agli interessi nel sistema finanziario iraniano. Sostanziali anche le preoccupazioni evidenziate dall’Ambasciatore del Regno del Marocco in Italia. Dobbiamo risolvere “il conflitto israeliano palestinese per mettere le ambizioni iraniane nel loro ambito naturale”. E’ quanto ha dichiarato l’ambasciatore del Marocco in Italia, Hasan Abouayoub. “Vengo da un paese che ha rotto i rapporti diplomatici con l’Iran per la seconda volta, perché abbiamo visto l’attivismo iraniano lungo la nostra frontiera”, ha dichiarato l’ambasciatore, il quale ha ricordato la “strana coincidenza storica” che vedrà il 15 giugno le squadre di calcio dei due paesi sfidarsi a San Pietroburgo nel quadro della Coppa del Mondo di calcio 2018. Per comprendere meglio le problematiche tra Iran e Marocco va ribadito che il paese sciita è accusato di sostenere i miliziani del Polisario attraverso l’Ambasciata iraniana in Algeria. Come risposta alle ingerenze estere il Marocco ha tagliato i rapporti diplomatici con l’Iran, chiudendo la sua Ambasciata a Teheran ed espellendo l’ambasciatore iraniano a Rabat. Il ministro degli Esteri del Marocco Nasser Bourita ha recentemente dichiarato: “l’Iran e il suo alleato sciita libanese, Hezbollah, sostengono il Polisario addestrando e armando i suoi combattenti attraverso l’ambasciata iraniana in Algeria. Hezbollah ha inviato ufficiali militari al Polisario e ha supportato il fronte con le armi addestrandolo alla guerriglia urbana”. Per concludere, durante i lavori, sono state rimembrate anche le continue provocazioni iraniane nei confronti dello stato di Israele, come concorsi pubblici contro la storia dello sterminio e il lancio di missili recanti scritte che invocano alla cancellazione di Israele.

Analisi di Domenico Letizia: Analista geopolitico, componente del Consiglio Direttivo di “Nessuno Tocchi Caino” e presidente dell’Istituto di Ricerca di Economia e Politica Internazionale (Irepi)

La situazione in Medio Oriente e il ruolo dell’Iran (Radio Radicale): 

 

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