lunedì, agosto 20

I cantieri navali europei superano quelli asiatici: svetta l’Italia con Fincantieri

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L’ Italia torna protagonista dell’economia navale mondiale. Il periodo 2016-2018 ha rappresentato per il nostro paese il periodo di svolta ed i cantieri italiani hanno superato la storica rivale Francia (capitolo a parte Fincantieri-Stx) insieme alla Gran Bretagna e raggiunto la Germania.  L’Italia, insieme a Berlino, risulta locomotiva d’Europa nel settore grazie alla lungimiranza ed alla elevata qualità dei progetti proposti, molti dei quali figli di una programmazione che parte dal 2008. La cantieristica civile ha quasi triplicato gli ordini, quella militare raddoppiati, e gli ingegneri navali italiani sono riusciti nell’arduo compito di fare breccia anche nel mercato asiatico, da anni leader del settore. L’Italia infatti rappresenta ad oggi una vera e propria hub della cantieristica navale mondiale, dato che contrasta con il 2008,  quando il Bel Paese era al decimo posto nel settore. Ma da dove nasce questo successo, che ha meravigliato forse più di tutti gli stessi italiani? Nasce da una programmazione tra il 2010 ed il 2015 che si è concentrata sulla modernizzazione dei cantieri, ricerca sulle componenti tecnologiche, collaborazioni con soggetti esteri che hanno portato reciprocità di crescita. Il netto sviluppo del settore dei cantieri navali rappresenta un asset economico importante capace di aiutare l’Italia ad uscire dal difficile periodo di crisi economica e finanziaria favorendo l’intero settore industriale ed in particolare le piccole e medie imprese (PMI). L’indotto creato dai poli navali, infatti, ha una ricaduta pari al 68% sulle imprese di zona ed un 56% su quelle extra settore; in positivo anche le acciaierie italiane che hanno raddoppiato gli ordini, cosi come l’industria tecnologica, non solo di settore. Elemento di grande importanza che permette al settore della cantieristica navale italiano di essere appetibile a livello commerciale è la competitività dei prezzi delle navi unite ad una affidabilità elevata. L’altro guadagno è rappresentato dalla manutenzione, completamente gestita dal Bel Paese. In Asia, come negli Stati Uniti, sono nati dei poli cantieristici italiani che si occupano della manutenzione dei prodotti: Australia, Cina, India, Usa, Messico ed in futuro anche il Sud Africa, sono paesi che hanno abbracciato in toto il programma italiano. Questo aspetto ha sviluppato intorno al nostro paese un certo grado d’interesse ed aumentato la nostra affidabilità internazionale a tal punto che in un mercato emergente ed importante come quello del Qatar hanno voluto fortemente le navi italiane al posto di quelle francesi. Anche l’India (svincolata ormai dal caso Marò) preferisce puntare sul naviglio civile e militare italiano a cui fa seguito la Cina e nell’ultimo periodo anche il Giappone disposto a proporre delle collaborazioni su progetto, un affare in prospettiva molto appetibile, visto che i giapponesi voglio fortemente puntare sulla deterrenza strategica rappresentata dalla propria flotta.  Nei primi mesi del 2016 Fincantieri e Meyer Werft hanno ottenuto oltre il 50% dei 6,5 miliardi di dollari di nuovi ordini firmati, una vera e propria vittoria di mercato. Per la prima volta dopo molti anni di tempo i cantieri navali europei tornano a superare i concorrenti asiatici per valore finanziario di nuovi ordini acquisiti. Dati aumentati del 6% nel biennio 2016-18. Per il primo trimestre del 2016, secondo quanto rilevato dalla tedesca Verband für Schiffbau und Meerestechnik (Vsm), l’associazione che rappresenta il cluster marittimo tedesco, sono stati firmati nuovi contratti di costruzione per un controvalore pari a 6,5 miliardi di dollari su scala mondiale e di questi oltre il 50% (esattamente circa 3,7 miliardi di dollari) è stato acquisito da gruppi navalmeccanici europei attivi nella costruzione di navi da crociera. La fetta più importante è andata all’italiana Fincantieri e alla tedesca Meyer Werft che hanno incamerato una decina di nuove navi da costruire per Saga Cruises, Disney Cruise Line, Costa Asia, P&O Cruises Australia, Princess Cruises, Norwegian Cruise Line e Regent Seven Seas Cruises. Anche il secondo trimestre dell’anno è iniziato con il piede premuto sull’acceleratore per l’industria croceristica come dimostrano i nuovi ordini del valore complessivo di 3,5 miliardi di euro firmati dal gruppo malese Genting con il cantiere tedesco Lloyd Werft acquisito appena un anno fa dalla stessa holding. Il contratto firmato a inizio maggio riguarda la costruzione di due navi oceaniche e otto fluviali. Con quest’ultima tornata di investimenti, il portafoglio ordini mondiale di unità da crociera vedrà un anno di picco nel 2019, quando una capacità aggiuntiva di passeggeri pari a 50.000 letti bassi verrà immessa nel mercato in un solo esercizio. Gli analisti di Vsm rilevano che il mercato dell’industria cantieristica è diametralmente cambiato nell’arco dell’ultimo biennio se si pensa che nel 2015 la Corea del Sud si era aggiudicata da sola il 30% dei nuovi ordini di navi dal valore complessivo di 80 miliardi di dollari. Nei primi tre mesi di quest’anno, complice la crisi dello shipping internazionale e il conseguente blocco dei nuovi investimenti, allo stesso paese asiatico fa capo solo il 6% del portafoglio ordini globale. In effetti anche i numeri di bilancio dei tre maggiori gruppi navalmeccanici sudcoreani sono emblematici: Hyundai Heavy Industries, Daewoo Shipbuilding & Marine Engineering e Samsung Heavy Industries hanno già preannunciato perdite complessive per circa 6,7 miliardi di dollari.

AUTORE

Marco Pugliese. Originario di Bolzano, giornalista pubblicista ed insegnante di matematica, collabora con diverse testate come articolista d’analisi geopolitiche, storiche ed economiche. Tiene conferenze in ambito storico, economico e geopolitico. Impegnato nel progetto “Asset Mediterraneo”, ovvero la creazione di una Hub economica d’area con baricentro italiano, inserito in due pubblicazioni macroeconomiche riguardanti Russia e paesi Asean. Analista di macroplan economici su aree geoeconomiche e scenari macroeconomici, attivo in ambito culturale e formatore storico.

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