venerdì, Gennaio 18

Export Unchained – Dove la crescita attende il Made in Italy

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E’ un futuro in accelerazione, tra ripresa e profondi cambiamenti, quello che attende l’export italiano nei prossimi quattro anni. Questo il quadro delineato da “Export Unchained. Dove la crescita attende il Made in Italy”, l’ultimo Rapporto Export di SACE – che insieme a SIMEST costituisce il Polo dell’export e dell’internazionalizzazione del Gruppo CDP –, presentato ad Ancona.  Al centro dell’incontro, che si è tenuto presso la sede di Confindustria Marche Nord con alcune aziende protagoniste dell’export regionale – Clabo, Fileni, Mancini, Schnell – le previsioni export per mercati e settori, e gli strumenti assicurativo-finanziari attraverso cui le aziende locali possono incrementare la propria competitività a livello globale. Ottime le performance dell’export italiano, che chiuderà il 2017 con un +4%.

Confindustria Marche Nord

Nel Sud, è la Campania a trainare le vendite del Made in Italy all’estero. Si apre per le esportazioni italiane di beni una fase molto più favorevole della precedente. Complice la ripresa degli investimenti in alcuni mercati emergenti, la neutralizzazione del ciclo avverso del petrolio, l’export nostrano si prepara a un cambio di marcia sostanziale, mettendo a segno, dopo la performance moderata del 2016 (+1,2%), una crescita a un tasso medio del 4% nei prossimi quattro anni, fino a raggiungere nel 2020 il valore di 489 miliardi di euro. Il rapporto di SACE segnala performance molto positive per la chimica e per i mezzi di trasporto, buone prospettive per i comparti del Made in Italy tradizionale – tra cui spicca l’agroalimentare – e “alcune cautele per la metallurgia, comunque in ripresa dopo le avversità congiunturali dell’ultimo anno“. In particolare, la chimica (con 42 miliardi di euro di export nel 2016) registrerà il tasso di crescita più sostenuto nelle vendite estere (+6,3% nel 2017 e +5,8% nel 2018-2020), grazie al rilancio degli investimenti nei settori industriali in cui trova applicazione, dal petrolchimico al farmaceutico. Per la meccanica strumentale (primo settore per l’export italiano, con 85 miliardi di euro nel 2016) si prevede un +2,2% nel 2017 e un’accelerazione nel triennio successivo. I mezzi di trasporto (45,2 miliardi di euro di export nel 2016), conclude SACE, sperimenteranno una crescita estera del 5% nell’anno in corso e del 5,4% nel 2018-2020, grazie alla performance di tutti i comparti – automotive, navi e velivoli – destinati alla clientela retail o legati a settori strategici dell’economia.

Da non sottovalutare l’export dei servizi, una fetta della nostra bilancia commerciale sotto la quale rientra una gamma di attività molto variegata: si va dai servizi finanziari a quelli legali, dai trasporti alle tlc, fino addirittura a una cena al ristorante, se a pagare il conto è un turista straniero. Ma soprattutto, rientra in questa sezione una delle categorie più promettenti dell’export di servizi, quelli informatici e digitali, e tra questi l’e-commerce è naturalmente il sorvegliato numero uno: secondo eMarketer, le vendite online nel mondo valgono già oggi il 10% del totale del mercato retail e nel giro di altri quattro anni si aggiudicheranno una quota di oltre il 15%.

Chi dell’export di servizi informatici ha già fatto il suo cavallo di battaglia per esempio è l’India: fra aggiornamenti del software, customer care a distanza e compilazione di analisi cliniche, per New Delhi i servizi rappresentano già oggi il 36% di tutto l’export del Paese. Anche in Kenya, grazie al turismo da una parte e alle telecomunicazioni dall’altra, i servizi costituiscono oltre il 40% delle esportazioni, mentre in Gran Bretagna i servizi finanziari e quelli assicurativi rappresentano circa il 44% della bilancia commerciale.

Per leggere il rapporto Sace presentato durante i lavori di Confindustria Marche Nord , scaricare il pdf seguente: Export Unchained_Ancona_7_novembre_fu

 

 

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