giovedì, ottobre 18

Il Periodico Amazing Puglia sull’Albania

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Tasse e stipendi bassi, incentivi a chi investe. Tirana è il paradiso? Lo abbiamo chiesto ad alcuni pugliesi che la conoscono bene.

«QUANDO 12 ANNI FA ARRIVAI in Albania, quasi per caso, mi resi subito conto che questo Paese era completamente diverso da come noi italiani lo immaginavamo. Ed ho scoperto che gli albanesi sono persone stupende». Le parole di Roberto Laera, 46 anni, fondatore di Italian Network, azienda che si occupa di formazione e consulenza alle imprese italiane che guardano con curiosità all’altra sponda dell’Adriatico, sono attuali ancora oggi, perché la sensazione è che la maggioranza dei pugliesi non sa cosa sia davvero l’Albania.

Roberto Laera

Anche perché siamo portati a guardare altrove, sia che si tratti di turismo che di viaggi di lavoro. In pochi guardano a Tirana. Eppure, ci sarebbero tanti buoni motivi per farlo. Come ci hanno raccontato lo stesso Laera e un altro pugliese emigrato nel Paese delle Aquile, il giornalista Carlo Bollino.

Le problematiche

Non che dall’altra parte del mare sia tutto rose e fiori, beninteso. Anche in Albania, come in Italia, il tasso di corruzione è alto, e quindi quando si ha a che fare con gli enti pubblici ci potrebbe essere qualche sorpresa. «Non esistono invece rapine e tangenti richieste dalla criminalità», assicura Laera. C’è poi una concezione del lavoro molto diversa da quella che abbiamo noi italiani: “La famiglia resta sempre al primo posto nella gerarchia dei valori. Famiglia intesa come clan, allargata. E se muore un parente, anche lontano, si salta la giornata lavorativa. Il rovescio della medaglia è che non ci sono case di riposo per anziani: i figli accudiscono i genitori e restano accanto a loro fino alla morte. Tornando agli affari, gli albanesi sono diventati, o forse lo sono sempre stati, molto pratici“. Sostengono che gli italiani parlano tanto e concludono poco, e il detto “mentre con l’italiano parliamo, con il tedesco abbiamo già fatto”, è ormai divenuto un ritornello. «Qui come altrove – dice Laera – gli italiani dovrebbero abbandonare la spocchia e la presunzione di essere migliori del resto del mondo. Conosco ristoratori che hanno chiuso i loro locali perché avevano gli stessi prezzi che si trovano a Bari. Ma qui non puoi far pagare 40 euro per un pranzo che in altri posti ti costerebbe 5 euro».

I vantaggi per le aziende

Abbiamo un paradiso fiscale dietro l’angolo ma in pochi se ne sono accorti. Fino a 47.000 euro di reddito si pagano zero euro di tasse. Superata quella soglia il fisco ti porta via solo il 15%. I contributi arrivano al 16%. Il costo del lavoro è molto basso e i contratti sono flessibili: si può licenziare con preavviso verbale di 72 ore, si possono fare assunzioni verbali con formalizzazione entro i 30 giorni. Lo stipendio base va dai 200 ai 300 euro. Il governo ha varato una politica di incentivi a chi punta sul settore turistico: chi investe più di un milione di euro o realizza strutture a cinque stelle, non paga tasse per 10 anni. Nel settore tessile invece chi produce in conto terzi può sfruttare agevolazioni sull’accise, sul costo del gasolio per i trasporti e sulle tasse sui lavoratori. Laera non ha dubbi: «I settori su cui puntare sono turismo, servizi e information-technology, perché molte aziende ancora non hanno un proprio sito web».

Tirana capitale multiculturale

La capitale è arrivata a 1 milione 200 mila abitanti, a causa dell’esodo dai villaggi verso la grande città. È una capitale moderna, che ha conosciuto e sta ancora vivendo uno sviluppo incredibile nel settore edilizio, con conseguente bolla immobiliare e prezzi alle stelle per l’acquisto e l’affitto di case e uffici, soprattutto nel centro (il bunk), mentre in periferia ci sono ancora ottime occasioni. È una città multiculturale, con un alto numero di imprese tedesche, italiane, americane, austriache e turche. Sono diversi anche i pugliesi che hanno messo le tende a Tirana. Tra loro c’è Giuseppe Cortellino, amministratore unico della Cofra di Barletta, che qui ha aperto una seconda sede di 40.000 metri quadrati per 2.000 posti di lavoro e 9.000 paia di calzature antinfortunistiche al giorno. C’è il gruppo Divella, che dal 1992 è presente a Tirana con un proprio stabilimento produttivo; la Telcom di Ostuni, che produce arredamenti in materiale plastico. E c’è il CVBF (Consorzio per le valutazioni biologiche e farmacologiche) consorzio a partecipazione pubblico-privata, partecipato dall’Università di Bari, che collabora con il ministero della Sanità albanese. Poi ci sono i “piccoli e medi” investitori. Come Enzo Pastoressa ed il suo caseificio Fattoria Italiana. O come Francesco Milella, che a marzo del 2016 ha aperto il ristorante “In Puglia”: «Sia ben chiaro, l’Albania non è l’eldorado d’Europa. Qui si sta bene ma ci sono anche le difficoltà. La mia, per esempio, è quella di trovare buoni fornitori che ti assicurino ogni giorno la stessa qualità dei prodotti. Un altro problema è quello del mercato immobiliare: i fitti a Tirana sono molto alti. Ciò su cui si risparmia sono gli stipendi e i contributi sulle loro buste paga. Qui posso permettermi di avere dieci dipendenti con gli stessi soldi con cui in Italia ne pagherei due. Un altro lato positivo è che a Tirana c’è molto fermento politico, diplomatico, economico, culturale. E di conseguenza abbiamo un bacino di clientela che per esempio a Durazzo non trovi». Sulla necessità di stringere rapporti ancora più intensi e produttivi con l’Albania si è espresso negli ultimi tempi il presidente di Dialogoi, il Distretto produttivo dell’industria culturale pugliese, Sergio Ventricelli, che sul quotidiano online Exit ha auspicato la nascita di una macroarea appulo-lucano-albanese sfruttando i fondi stanziati dal governo per Matera Capitale della Cultura 2019.

«Perché Piemonte e Valle d’Aosta coabitano e collaborano positivamente con la Francia, il Trentino con l’Austria e il Friuli Venezia Giulia con la Slovenia, ma non accade analoga cosa tra le due sponde meridionali dell’Adriatico?».

«La partita che si giocherà per “Matera 2019”, con circa 400 milioni stanziati dal Governo italiano attraverso il Contratto istituzionale di sviluppo, è ricca e suggestiva», prosegue Ventricelli: «Perché, quindi, non trasformarla in una piattaforma continua di scambi di affari, merci e turismo, con collegamenti aerei e marittimi ancor più intensi e significativi? Perché, soprattutto, non immaginare da parte dei tre territori delle serie progettualità comuni, sfruttando, per esempio, gli ingenti capitali messi a disposizione dal sistema dei bandi europei transfrontalieri? Perché non fare in modo che il corridoio paneuropeo VIII (che avrebbe dovuto collegare i porti di Bari e Brindisi con l’Albania la Macedonia e la Bulgaria) non venga rilanciato seriamente, attraverso l’opportuna veicolazione di Matera 2019?».

Sul nuovo numero “Amazing Puglia“, grazie a Fabio Mollica, troverete un articolo intitolato “L’Albania è il nuovo Eldorado?” con un’intervista a Roberto Laera, Amministratore di Italian Network, che vi proponiamo. All’interno del numero troverete anche delle foto scattate a Tirana da Domenico Letizia, responsabile alla comunicazione e social media manager di Albania Investimenti.  Di seguito, la scansione delle pagine: 

 

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