giovedì, ottobre 18

Tra diplomazia, carcere e Stato di Diritto. Letizia intervista Zamparutti

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Si è svolta il 7 dicembre presso la sede del Partito Radicale Nonviolento la presentazione del volume dell’ambasciatore Claudio Moreno, “Un ambasciatore a Regina Coeli”, con la partecipazione dell’autore, dell’ambasciatore Giulio TerziRita Bernardini, Giorgio Benvenuto, Sergio D’Elia ed Elisabetta Zamparutti del CPT del Consiglio d’Europa. Tale presentazione è stata anche una parentesi storica che ha permesso di ricordare le continue vertenze del Partito Radicale sulla questione delle carceri e della giustizia e sulla storica vertenza contro le esecuzioni capitali. Per comprendere meglio il legame tra diplomazia e carcere, rimembrando le storiche vertenze di Pannella, Domenico Letizia, analista IREPI, ha intervistato, per Notizie Geopolitiche, Elisabetta Zamparutti (membro onorario IREPI) del CPT e tesoriera di Nessuno tocchi Caino.

Il volume dell’ambasciatore Moreno narra le caratteristiche di una penosa detenzione descrivendone regole non scritte, disastrose carenze, drammatiche condizioni di sovraffollamento, precarie condizioni sanitarie, atti di violenza e autolesionismo, suicidi, problemi di giovani e drogati. Cosa colpisce del libro e cosa possiamo aggiungere in rapporto alle storica battaglia radicale per una giustizia giusta?

Colpisce la lucidità e la vitalità con cui l’ambasciatore Claudio Moreno descrive il suo “soggiorno” nel carcere di Regina Coeli riuscendo a fornire una vera e propria guida alla vita in carcere. Moreno racconta quello che gli è accaduto circa venti anni fa. Le cose da allora non sono cambiate molto e le criticità delle condizioni carcerarie sono pressoché le stesse, sempre quelle per cui l’Italia è pluricondannata dagli organismi internazionali. Pensiamo che solo quest’anno il Comitato diritti umani dell’Onu, il Comitato europeo per la prevenzione della tortura e il Comitato ONU contro la tortura hanno criticato l’Italia per il sovraffollamento, l’eccessivo ricorso alla custodia cautelare, le condizioni materiali in cui versano le carceri dove ancora ci sono madri detenute e persone malate di mente. Ma, come diceva Marco Pannella, il carcere non è che l’appendice della grave questione relativa alla giustizia. Claudio Moreno ha infatti dovuto attendere ben 14 anni per vedere affermata la sua innocenza rispetto ad una vicenda processuale risalente a quella vera e propria mattanza che è stata tangentopoli.

Claudio Moreno ha svolto per molti anni il ruolo di ambasciatore in Africa e Sud America. Spesso si è trovato accanto a Marco Pannella nella storica vertenza contro le esecuzioni capitali. Possiamo ripercorrere tale pezzo di storia radicale ed italiana?

Seminario su diritto internazionale e pena di morte alla Universitetet i Oslo (UiO), in occasione del 6th World Congress Against the Death Penalty. Da destra: l’Ambasciatore italiano nel Regno di Norvegia Giorgio Novello, Eliabetta Zamparutti membro del CPT del Consiglio d’Europa, Antonio Stango segretario del Comitato italiano Helsinki per i diritti umani, Domenico Letizia Consiglio direttivo di Nessuno tocchi Caino, Fortunato Materazzo del MSOI

Accanto alla Farnesina, il nostro ministero degli Esteri, Pannella diceva che c’era la Farnesina radicale, quella del Partito Radicale che con Nessuno tocchi Caino ha condotto la battaglia per la moratoria universale delle esecuzioni capitali di cui, tra pochi giorni, ricorre il decimo anniversario dell’approvazione della storica Risoluzione da parte dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite. Prima di giungere a quel voto di New York, però ci sono stati una serie di passaggi alla Commissione diritti umani delle Nazioni Unite di Ginevra, dove l’Ambasciatore Claudio Moreno ha svolto un ruolo importante per superare gli scetticismi ed i conformismi di coloro che volevano rinviare il voto sulla Risoluzione al giorno del mai. Erano gli scetticismi governativi e non, che provenivano, paradossalmente, principalmente dal mondo dell’abolizionismo europeo e che poi siamo riusciti a superare grazie a quella coalizione mondiale di Stati pro moratoria che abbiamo costruito negli anni grazie ad iniziative e missioni condotte in tutto il mondo ad alcune delle quali ha partecipato anche l’ambasciatore Claudio Moreno.

Sergio D’Elia e l’ambasciatore Giulio Terzi hanno richiamato fortemente l’attenzione sulla vertenza radicale del diritto umano alla conoscenza e lo Stato di Diritto. Come l’attuale diplomazia italiana può incidere sulle istituzioni internazionali e onusiane?

Innanzitutto credendo in questa battaglia e poi facendosi forti di quel lavoro che il Partito Radicale, il Global Committee for the Rule of Law “Marco Pannella”, insieme ad istituti come la SIOI e lo IAI stanno conducendo in termini di elaborazione concettuale e di costruzione di alleanze con Paesi, come il Messico, il Canada o il Marocco, giusto per citarne alcuni, che hanno colto l’importanza del diritto alla conoscenza come elemento dello Stato di Diritto.

Una parte del dibattito ha richiamato l’attenzione sul continente africano e sulla storica iniziativa che il Partito Radicale decise di avviare nella primavera 1979 “Contro lo sterminio per fame nel mondo”, suggellata poi da una mozione ispirata da Marco Pannella nel Congresso straordinario del Partito Radicale nel 1980 e sottoscritta da oltre un centinaio di premi Nobel. Cosa resta di tale iniziativa?

Resta una drammatica attualità e il rilancio di quell’appello deve costituire una priorità del Partito Radicale se riuscirà a raggiungere l’obiettivo dei 3 mila iscritti entro l’anno al quale tra l’altro, molti partecipanti alla presentazione del libro dell’ambasciatore Claudio Moreno “Un ambasciatore a Regina Coeli” hanno dato un contributo decidendosi di iscriversi.

Nessuno tocchi Caino terrà a breve il suo settimo congresso nella Casa di Reclusione di Opera. Il Congresso sarà l’occasione per celebrare il decennale dell’approvazione, nel dicembre 2007, della prima Risoluzione sulla Moratoria Universale delle esecuzioni da parte dell’Assemblea Generale dell’ONU. Cosa possiamo preannunciare di tali lavori?

Il nostro VII Congresso si terrà nella Casa di Reclusione di Opera, dove nel dicembre 2015 abbiamo già svolto un nostro Congresso, l’ultimo a cui ha partecipato Marco Pannella e dove si sono tenuti, nel corso degli ultimi anni, numerosi incontri del Laboratorio “Spes contra Spem” sull’ergastolo ostativo.
Il Congresso è l’occasione per celebrare il decennale dell’approvazione nel dicembre 2007 della prima Risoluzione sulla Moratoria Universale delle esecuzioni da parte dell’Assemblea Generale dell’ONU ma anche per fare un punto sulla campagna per i 3mila iscritti al Partito Radicale su cui quest’anno siamo stati molto impegnati. Discuteremo di come proseguire la campagna per la moratoria universale delle esecuzioni capitali in vista del prossimo voto da parte dell’Assemblea Generale previsto nel 2018 e continuare nell’altra campagna in corso per il superamento dell’ergastolo ostativo e il 41-bis, attraverso anche ricorsi in sede giurisdizionale, nazionale ed europea.
Dopo la pena di morte, infatti l’ergastolo senza speranza e l’isolamento sono le pene più crudeli che ancora gli Stati infliggono ai propri cittadini e che vogliamo superare con il nostro “Spes contra spem”, con l’essere soggetto, cioè artefici, di quella speranza che vogliamo vedere realizzata invece che l’avere speranza, come se la speranza fosse un oggetto che qualcuno esterno a noi ci può dare, secondo quella lungimirante visione di Marco Pannella

 

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