lunedì, maggio 21

Considerazioni sulla Romania nell’anno del centenario

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Nel volgere di un mese , il popolo e la comunità rumena sia in Patria sia in Italia sarà chiamata a al ricordo della memoria del proprio passato e del proprio futuro. Il 30 Novembre, con la ricorrenza di Sant’Andrea Apostolo, si ricorda il legame tra le terra romena e la cristianità, ribadendo come un popolo ed una nazione non può fare “nulla senza Dio” e celebrando la ricorrenza dei cittadini romeni all’estero.  Un elemento, quello della comunità romena, sempre più caratteristico delle nostre realtà urbane e non. Una presenza non solo economica e produttiva ma anche culturale e religiosa, come dimostrano le oltre 100 parrocchie della Chiesa Ortodossa, la significativa testimonianza delle comunità greco cattoliche e ancor di più, i numerosi servizi di numerosi sacerdoti cattolici (rito latino) nelle diverse diocesi d’Italia, alcuni dei quali a capo di parrocchie che, senza questa presenza, sarebbero senza sacerdote. Il 1 dicembre, poi, con l’anniversario della proclamazione della Grande Romania si vuole sottolineare il ricordo dell’inizio del periodo più glorioso della Patria Rumena, finalmente unita dopo secoli di lotte. E qui il mio pensiero va i giovani romeni che quasi cent’anni fa, inquadrati nella Legione Romena d’Italia e facenti parte della VIII,V IV armata italiana presero parte alla “ terza battaglia del Grappa” del 24 ottobre del 1918 e nella offensiva di Vittorio Veneto che portò al collasso dell’esercito austro – ungarico e alla fine del conflitto. Giovani che permisero di portare l’Italia vittoriosa alla fine della IV guerra d’indipendenza e a completare il disegno risorgimentale, permettendo anche alla Romania di trovare dopo pochi giorni, dalla fine del primo conflitto mondiale, la sua unità nelle gioiose giornate di Alba Iulia. L’omaggio a questi sconosciuti si tramuta in gesto di riconoscenza per il presente. La presenza romena nelle fila dell’esercito italiano durante la Grande Guerra voglio leggerla come un anticipo di quella cooperazione italo romena che , nel campo della difesa, oggi è rappresentata dalle tante missioni di Pace nelle quali i soldati italiani e quelli romeni sono chiamati a svolgere nelle diverse parti del mondo , nel quadro ben più ampio degli impegni come componenti delle Nazioni Unite e della Nato . Organizzazioni nelle quali i nostri Paesi lavorano e cooperano in perfetta armonia con lo scopo di portare Pace nei diversi teatri del mondo. Quest’anno poi , la storia della Romania si è arricchita della scomparsa di S.M Michele I , testimone diretto dei fatti del “secolo breve”.  Ma , che una volta liberata la Patria dalle dittature del secondo dopo guerra seppe lavorare per il bene della sua Nazione e per l’inclusione nella NATO e nella UE. Infine, nei giorni del Natale, l’anniversario della Rivoluzione che riportò la Romania ad essere una Nazione democratica e fedele alleato della Nato in Europa orientale.  Quest’anno, tali anniversari, rivestono particolare importanza, essendo, il 2018 , l’anno centenario della fine della Grande Guerra e della proclamazione della grande unione del 1918. Ma altrettanto, mi sia permesso ricordare un altro anniversario. Quello legato alla triste pagina del periodo della dittatura, infatti, credo che sia doveroso mentre festeggiamo il centenario della Romania unita, non dimenticare anche il 70° anniversario della persecuzione della chiesa greco cattolica romena, una realtà ecclesiale che ha contribuito prima del primo conflitto mondiale a mantenere viva , in Transilvania, la cultura romena  e che fu protagonista , nella persona del Vescovo Hussu, della grande assemblea di Alba Iulia del 1 Dicembre 1918. La Romania del 2018 guarda al suo passato con uno sguardo al futuro. Innanzitutto, alla Presidenza di turno della UE nel 2019 , anno importante in quanto sarà la Nazione che dovrebbe gestire in modo diretto la riforma dell’Europa e allo stesso tempo i primi mesi della Brexit.  Sul piano multinazionale , inoltre, la Romania ha presentato la sua candidatura per un seggio nel Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite per il periodo 2020/2021. Se sarà raggiunto anche questo obbiettivo la Romania sarà alla guida della mediazione internazionale, tipica della diplomazia romena. Una tipicità ben incarnata nella figura del grande diplomatico Nicolae Titutelscu, che per ben due volte fu Segretario Generale della Società delle Nazioni. In entrambi i mandati seppe mediare tra gli interessi delle grandi potenze di allora con le legittime aspirazioni delle piccole comunità nazionali. L’esempio di questo diplomatico sarà da guida per la Romania di oggi Viva l’Italia, Viva la Romania, Viva l’amicizia italo romena

Articolo a cura di Marco Baratto responsabile per il Nord Italia dell’Asociatia Nationala Cultul Eroilor e Presidente d’onore dell’Associazione italo romena di Cremona “Orizzonti Latini”.

 

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